Il guscio 2057
L’antico guscio scricchiola nel vuoto,
un corpo stanco di cerniere e ossa;
il borgo tace, al margine remoto,
la terra è stanca e la città si è mossa.
Tra queste mura un uomo solo ascolta
il freddo flusso che nei tubi scorre;
l’età dei figli è un’ombra ormai sepolta,
il buio scende sulla vecchia torre.
Salgono torri d’alluminio e vetro
dove la calca stringe il suo destino;
il vecchio mondo resta molto indietro,
un nido appeso a un esile cammino.
Cavi d’argento e fili senza fine
nutrono il sonno di pareti bianche,
mentre una trama tiene le cortine
di vite mute, silenziose e stanche.
Sulle giunzioni di resina e legno
batte la pioggia di un inverno amaro;
un tempo grande ormai non lascia segno
in questo guscio che divenne caro.
Oltre i confini, dove il sole arde,
un’altra soglia trema di vigore;
ma qui la stanza ha serrature tarde
e un filo teso pulsa senza cuore.
Chi pagherà l’ordito di quel filo,
se la cerniera cede alla giunzione?
Sarà la casa un lungo, muto esilio,
o l’alveare di una nuova unione?
E in questo guscio d’alluminio e scorie,
mentre la plastica consuma il giorno,
quali saranno le rinascenti storie,
se a questa culla manca il suo ritorno?
Pino Conestabile 1977
![]()


