Adelaide & Katiuscia, centosettantasei anni in due
Narrativa

Adelaide & Katiuscia, centosettantasei anni in due

Per i suoi novantadue anni, nonna Adelaide ricevette dal pronipote Nicolò un portatile da trecento euro, preso in offerta da MediaWorld.

Lui le spiegò che con quella meraviglia poteva visitare musei, conoscere gente e vedere il mondo senza muoversi dalla poltrona. Adelaide, ex insegnante di matematica, lo ascoltò con la diffidenza di chi ha passato la vita a correggere errori. Poi visitò il Partenone senza prendere un aereo e commentò che almeno non le avevano fatto pagare il biglietto.
Sua sorella Lina, ottantaquattro anni e una curiosità inesauribile, viveva con lei e si appassionò al portatile persino più di Adelaide. Il computer rimaneva acceso dalla mattina alla sera e, quando decisero di iscriversi a Facebook, scelsero il nome «Adelaide Katiuscia», che a Lina sembrava esotico quanto basta. Come immagine del profilo misero Gatto Silvestro e Titti. Erano in due, proprio come loro, anche se nessuno poteva saperlo.
«Così nessuno sa chi siamo.»
«Io un gatto, tu un canarino.»
«Appunto.»
Col tempo fecero amicizia con diverse persone, scambiarono ricette, commentarono fotografie e ogni tanto litigarono con qualche sconosciuto. Si divertivano moltissimo, finché un pomeriggio arrivò una richiesta d’amicizia che le lasciò senza fiato: un uomo sulla trentina, a torso nudo, capelli scompigliati dal vento, sorriso da pubblicità di dentifricio.
«Adelaide, guarda che bel ragazzo!»
«Con quel vento si prende una bronchite.»
«Dici che un maglione ce l’ha?»
«Per nostra fortuna, da un’altra parte!»
L’uomo si chiamava Andrea, dichiarava trentotto anni e iniziò a scrivere messaggi sempre più affettuosi.
«Lina, ma secondo te questo ci sta facendo la corte?»
«E perché no? Siamo due zitelle.»
«Due single, si dice adesso.»
«Va bene, ma sempre zitelle siamo!»
Una sera Lina, già in vestaglia, chiamò Adelaide gia a letto:
«Vieni, ha scritto Andrea!»
«Sì? Apfetta, mi metto la dentiera e affivo!»
«Ma cosa te la metti a fare? Mica ti vede!»
«Non importa. Una signora deve essere sempre presentabile.»
«Anche davanti a un computer?»
«Soprattutto. Non si sa mai.»
Cosi accadde che i messaggi diventarono un appuntamento fisso, finché una sera l’uomo scrisse: «Ho un debole per le gatte a pelo lungo, soprattutto quando fanno le fusa. E tu, le fai?»
«Lina, ma questo che dice? Non ci conosce! Come si permette!»
«Rispondiamo?»
«Subito no, lo si fa aspettare.»
Resistettero quattro minuti. Poi Lina, curiosando nel menu, trovò un bottone colorato con la sigla “Meta AI.”
«Chissà a cosa serve questo», disse, cliccandoci sopra.
«Adelaide, questa qui sa cosa dire, ci può aiutare!»

Chiesero una risposta spiritosa e seducente, come quella di una ventiseienne sicura di sé. Il risultato parlava di un bacio e di quel che poteva succedere dopo.
«Ma questa è una svergognata!»
«Mandagliela, dai.»
Da quel momento la corrispondenza passò all’intelligenza artificiale. Le sorelle leggevano, copiavano, incollavano, si scandalizzavano, arrossivano, ma inviavano.
Quando Andrea chiese una fotografia vera, perché Gatto Silvestro e Titti non gli bastavano più, ordinarono all’intelligenza artificiale una ventiseienne bionda, con gli occhi azzurri e una posa provocante. Dopo qualche tentativo comparve una ragazza da calendario.
«Non abbiamo esagerato, vero?»
«Macché, a novant’anni abbiamo il diritto di esagerare.»
«Tu ne hai ottantaquattro.»
«Per arrotondamento.»
La misero come foto del profilo e da quel momento la pace finì. Arrivarono poesie, inviti a cena e persino un’offerta di giro in barca, che Lina prese in seria considerazione.
Ma il preferito restava Andrea: con lui si divertivano a fare le “femmes fatales”.
Una sera, mentre si scambiavano messaggi, Lina notò un altro pulsante.
«Chissà a cosa serve questo», disse, cliccandoci sopra.
Partì una videochiamata. Adelaide coprì immediatamente la telecamera con un dito.
«Lina, io quelle dita te le taglio!»
Andrea rispose alla chiamata.
«Adelaide, non ti vedo! È tutto rosa!»
«Strano, di solito funziona benissimo!»
Poi sullo schermo apparve per un istante un grosso orecchio pendulo. Poi tutto diventò nero.
«Lina, guarda, ha messo il dito pure lui!»
«Ma hai visto che orecchio?»
«Si. Se le orecchie si allungano con l’età, quello ha minimo minimo settantacinque anni!»
Risero così forte che dovettero interrompere la chiamata.
Il resto fu un fuggi fuggi dignitoso: Adelaide scrisse che il portatile era guasto, Andrea rispose che anche il suo si era guastato e nessuno dei due insistette.
Il giorno dopo trovarono quarantasette messaggi non letti.
«Lina, io non ce la faccio più.»
«Neanch’io, quello della barca mi ha scritto ventinove volte. Mi vuole tutta per sé.»
Chiusero il profilo e per qualche giorno la casa tornò tranquilla. Poi Lina ebbe un’idea: iscriversi di nuovo, con le loro facce e i loro nomi veri.
«E l’età?» chiese Adelaide.
«Quella lasciamola perdere. Non vorrei scoraggiare i ragazzi.»


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