Non resta molto, quando tutto passa
un tavolo, una luce, un odore lieve,
la forma di una mano nella memoria,
un nome detto piano, e poi più breve.
Il tempo non distrugge – seleziona,
lascia cadere il superfluo e il rumore
trattiene solo ciò che ha peso umano,
ciò che ha ferito davvero il cuore.
Così anche noi, nel lento consumarci,
diventiamo essenza, non più apparenza
perdiamo tutto ciò che non ci serve,
e ci scopriamo fatti di resistenza.
Resta uno sguardo che non si cancella,
una parola che continua a vivere,
un gesto minimo, quasi invisibile,
che non ha fine e non smette di esistere.
Forse è questo il senso del restare
non vincere il tempo, ma attraversarlo,
lasciando in chi verrà una traccia viva,
qualcosa che non sappia più morire.
Alma Gjini
Febbraio 2012


