E mi interrogavo sulla vita e il suo senso, avvolto nei pensieri.
Trascinato dai dubbi.
Soffocato dai ricordi.
Quando un dì mi svegliai con un gallo che affermava il sole sorgere e i miei occhi che vedevano l’azzurro.
L’anziano saggio, con i piedi nel fango, cibava le ansiose e scalpitanti paperelle.
Poi sporcava le sue sapienti mani tra l’umida terra e le risaie.
Lui era lì con il corpo e con la mente.
Non mostrava nostalgia, angoscia o malinconia.
I suoi occhi gridavano presenza, le sue rughe vissuto e, concentrato come un predatore,
si occupava della terra, degli animali, del suo villaggio.
Lui era lì con tutto se stesso.
Quella mattina di giugno, Ubud mi ridiede un dono inestimabile.
Senza neppure pensare.
Ero tornato ad osservare.
Fuori dal caos e dal rumore.
Fuori da ogni efficace produzione.
La mente si svuotò.
E come il saggio del villaggio,
con la pace nelle rughe,
mi accorsi
che ero lì.
Note:
Una poesia che vuole mettere in risalto il valore della presenza, dell’osservazione e della semplicità.
In un contesto, quello contemporaneo, caratterizzato dal caos e dalla frenesia.
Una realtà che spesso, puntando alla produzione ossessiva, ci priva dell’osservazione attenta, della concentrazione, della presenza; ma anche semplicemente della noia, che è figlia di ogni spunto creativo e di ogni idea rivoluzionaria.
Il testo inoltre pone l’attenzione verso la semplicità dell’essere: con il contadino, che facendo un lavoro umile, come lavorare la terra e occuparsi degli animali vive un’esistenza piena e soddisfacente.
Condizioni, quelle sopra elencate, che nel nostro quotidiano stanno diventando ricerca ossessiva di complessità.
E se la vera essenza invece si trovasse nella semplicità?



2 Comments
Cristina
Interessante e riuscita la parte più visiva del testo: il gallo, il fango, le risaie, le paperelle, l’uomo intento al suo lavoro. Sono immagini semplici, ma proprio per questo efficaci, perché restituiscono bene quel senso di presenza che attraversa tutta la poesia.
Bello anche il contrasto tra il pensiero che si aggroviglia e la realtà che, invece, accade senza bisogno di spiegazioni.
Forse il testo trova la sua forza maggiore proprio quando lascia parlare la scena: lì il messaggio arriva con più naturalezza e resta più vivo e reale.
Ndr:per migliorare la leggibilità del testo abbiamo corretto la formattazione, eliminando gli spazi eccessivi tra i versi. Abbiamo inoltre spostato la nota inserita nel campo Riassunto, perché quel campo non è pensato per contenere spiegazioni estese e, in quella posizione, sarebbe risultato poco leggibile per i visitatori del sito.
Alma Gjini
Ivan,
leggendo la tua poesia mi sono ritrovata a rallentare. Forse perché tutti, prima o poi, ci siamo sentiti trascinati dai pensieri, dai ricordi, dalle domande che non trovano risposta.
Mi è piaciuta molto la figura dell’anziano nelle risaie. Non perché venga presentato come un saggio da imitare, ma perché attraverso i suoi gesti semplici riesce a mostrare qualcosa che spesso dimentichiamo: essere davvero presenti in ciò che stiamo vivendo.
Ho trovato molto bella anche la progressione del testo. Si parte dal rumore interiore e, quasi senza accorgersene, si arriva a uno spazio più quieto, dove osservare torna a essere sufficiente. Per questo la chiusa mi è sembrata particolarmente riuscita: “mi accorsi che ero lì”. Una frase semplice, eppure capace di racchiudere una piccola grande rivelazione.
Un caro saluto,
Alma