Il Soffio
Quando ancor tacea la notte immensa
e il Sol dormia nell’urne dell’aurora,
un alto voler, che il tempo non dispensa,
già preparava l’anima che implora.
Scese la vita in folgore feconda;
in un sol punto il Cielo e il sangue uniti
fecer dell’uomo la novella sponda,
tra i sogni eterni e i terrestri miti.
Crebbe qual quercia che sull’Alpe altera
sfida coi rami il turbine e il destino;
bevve la gioia e la mestizia austera,
l’amore, il pianto e il pane del cammino.
Poi tacque il cuore; e tacque il gran pensiero:
parve la fiamma vinta dalla sera.
Ma sotto il gelo dell’estremo impero
serba la terra ancor qualche sua sfera.
Qual brace occulta sotto l’arso velo,
vive la cellula sull’ultima soglia;
finché il Mistero, dischiudendo il cielo,
chiama ogni soffio che di sé ha voglia.
E se lo spirto rompe le catene
che il tempo e il corpo imposero all’umano,
non cade al nulla: alle perenni arene
del Sole eterno trae, non già invano.
Pino Conestabile 1974
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