Pirandello nel suo studio
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Luigi Pirandello: uno, nessuno e centomila

Luigi Pirandello ha avuto una fortuna e una sfortuna allo stesso tempo: essere diventato uno di quegli autori che tutti conoscono di nome ma che spesso vengono ridotti a tre parole ripetute fino allo sfinimento.

Le maschere. L’umorismo. Uno, nessuno e centomila. Eppure Pirandello è molto di più.

Nato ad Agrigento nel 1867, in una Sicilia vivace, complicata e piena di contrasti, cresce in una famiglia benestante legata al commercio dello zolfo e studia prima a Palermo, poi a Roma e infine a Bonn, in Germania, dove si laurea.

La sua vita, però, è tutt’altro che lineare e tranquilla, perché a un certo punto una grave crisi economica travolge la famiglia e la moglie, Antonietta Portulano, sviluppa una malattia mentale che accompagnerà entrambi per gran parte della loro esistenza.

Molti scrittori avrebbero trasformato questo dolore in una lamentazione continua. Pirandello no, sceglie un’altra strada: osserva gli esseri umani e comincia a studiarli con una curiosità quasi scientifica, come se stesse cercando di capire un mistero che riguarda tutti noi.

E il mistero, in fondo, è molto semplice: siamo davvero le persone che crediamo di essere?

La risposta di Pirandello è tanto scomoda quanto affascinante, no, o almeno non completamente. Ognuno di noi è una persona diversa a seconda di chi lo guarda e passa buona parte della propria esistenza a difendere un’immagine di sé che gli altri, molto spesso, non condividono affatto.

È un meccanismo che oggi ci sembra modernissimo, ma Pirandello lo aveva intuito oltre cent’anni fa. Anzi, a volte viene quasi da sorridere pensando che, se fosse vivo, probabilmente passerebbe ore a osservare i social network prendendo appunti su tutti noi.

Le sue opere nascono spesso da episodi apparentemente insignificanti. In “Uno, nessuno e centomila“, per esempio, basta che la moglie faccia notare al protagonista che il suo naso pende leggermente da una parte per aprire una crisi esistenziale gigantesca. Un dettaglio minuscolo che, però, scatena una domanda enorme: se gli altri mi vedono in un modo diverso da come mi vedo io, allora chi sono davvero?

Anche il teatro viene completamente rivoluzionato. Con Sei personaggi in cerca d’autore Pirandello fa irrompere sul palcoscenico dei personaggi che reclamano il diritto di esistere, creando un cortocircuito tra realtà e finzione che ancora oggi appare sorprendentemente moderno.

La cosa che colpisce di più, tuttavia, non è la sua filosofia, ma il suo sguardo. Pirandello non odia gli esseri umani, anzi, li osserva con una sorta di ironica tenerezza, consapevole che siamo tutti impegnati a interpretare un ruolo, a difendere una maschera e a cercare una coerenza che, forse, non è mai esistita davvero.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui continua a parlarci così bene anche oggi. Non perché abbia fornito delle risposte definitive, ma perché ha avuto il coraggio di fare le domande giuste.

 

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Luigi Pirandello (1867–1936) vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1934, in 11 punti

  • È considerato uno dei più importanti innovatori del teatro del Novecento.
  • Nasce ad Agrigento da una famiglia agiata.1891
  • Si laurea in Filologia Romanza a Bonn, in Germania.1894
  • Sposa Maria Antonietta Portulano.1903
  • Il fallimento finanziario della famiglia aggrava la salute mentale della moglie.1904
  • Pubblica il celebre romanzo Il fu Mattia Pascal.1921
  • Ottiene il successo mondiale a teatro con Sei personaggi in cerca d’autore.1924
  • Aderisce al Partito Nazionale Fascista per ragioni complesse e controverse.1925
  • Pubblica a puntate il suo ultimo grande romanzo, Uno, nessuno e centomila.1934
  • Riceve il Premio Nobel per la letteratura.1936
  • Muore a Roma a causa di una polmonite.
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