Negli ultimi anni la poesia è diventata una fiera del se poetico.
Bancarelle di dolori personali, esposizioni di traumi levigati, saldi sull’infanzia perduta. Ogni poeta ha un ombelico così profondo che ci si potrebbe organizzare un festival subacqueo.
C’è chi ci mette dentro la luna, chi il padre assente, chi il gatto morto, chi tutte e tre le cose con un verso libero e un hashtag finale.
Ma il mondo, fuori, aspetta, sbuffa, si gratta, cambia pelle, e noi siamo ancora lì a spulciare le nostre ferite come se fossero perle rare.
È ora di dirlo: l’introspezione non è più una virtù, è un vizio di forma, il poeta contemporaneo non ascolta, eco-lalia di se stesso, parla in loop.
Scrive “io” come fosse una preghiera, ma non prega nessuno: si celebra.
E mentre lui si contempla, fuori si sbriciola tutto: i bar chiudono, i mari salgono, e persino i piccioni fanno poesia visiva sulle panchine. Ma non si nasce immuni da questo morbo, l’intimismo serve, eccome: è la prima immersione, il momento in cui si impara a respirare sotto l’acqua. Solo bisogna riemergere, guardarci attorno, accorgersi che la corrente non è solo la nostra.
Crescere come poeti significa smettere di guardarsi per cominciare a vedere.
Il sé poetico non va cancellato: va superato, non come nemico, ma come maestro che ti ha insegnato a parlare.
Ora tocca al mondo rispondere.
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One Comment
Alma Gjini
Cara Lucia
Questo tuo testo mi punge, perché io scrivo proprio così, parto da me, dai ricordi, dalle persone che ho amato, da quello che mi è rimasto dentro. Non saprei fare finta che quella parte non esista.
Però non ho mai pensato alla scrittura come a un modo per contemplarmi. Quando racconto qualcosa di mio, spero sempre che a un certo punto smetta di essere soltanto mio. Che una memoria, una paura, un’assenza possano incontrare la memoria, la paura o l’assenza di qualcun altro e farle compagnia.
Forse il punto, almeno per me, non è smettere di dire “io”, ma fare in modo che dentro quell’io ci sia abbastanza spazio anche per gli altri. E questa, più che una regola poetica, è una cosa che sento profondamente.
Un saluto
Alma