(Sarabanda)
(A Mauro Fanuntza nel giorno d’addio)
Come sembrano lontani
quei pomeriggi, scaduti
lungo i sentieri umidi
di ghiaia infangata.
Meditavo spesso allora.
Mi chiedevo di noi,
quale ingrato destino
della nostra esistenza.
Mi chiedevo di Dio,
di te, che poco credevi
e ancor poco dicevi
a mezza voce rimessa
per sarabande di corvi
d’un volo incompiuto.
E così ti ascoltavo,
non più versi rimati,
ma parole aspirate
dall’aria fresca;
profumo di sagre,
racconti di festa,
paesaggio dipinto,
in cornici di lutto.
Là te ne sei andato
così come eri venuto.
Un’ultima cena,
un’ultimo altare,
un’ultima carta
scritta a tua madre;
abbraccio d’inchiostro,
per due occhi cavati
nell’aria fredda
sui sentieri infangati.
Giorgio Mereu Pes (Iglesias 1993)



2 Comments
Cristina
Mi ha colpito il tono raccolto del testo e la sua continuità ritmica.
Le immagini sono ben tenute, e il lessico resta coerente fino alla chiusa. Forse in qualche punto la densità espressiva si fa molto compatta, ma l’insieme regge e accompagna bene il passaggio dalla memoria al lutto.
Giorgio Mereu Pes
Sinceramente, grazie per l’attenzione.
Un caro saluto dall’Olanda