Ho eluso l’attimo,
ciò che bastava:
Il tempo, un inchino,
un sorriso, la veglia,
e ho sperperato
ciò che abbondava:
la morte, il nulla,
il superfluo, l’eterno.
Mi sono voltato:
la casa era vuota,
mia madre non c’era
in fondo al cortile.
E ho teso l’orecchio
verso il tramonto,
senza più campane
di greggi nevate.
Giorgio Mereu/Noordwolde (Fr.) 2026



Mi ha colpito molto l’equilibrio tra ciò che “bastava” e ciò che “abbondava”: c’è una misura trattenuta che regge tutto il testo senza mai forzare.
Anche il passaggio sulla casa vuota arriva semplice, senza bisogno di spiegarsi troppo, e proprio per questo resta.
Forse il finale sfiora un tono più lirico, ma non rompe l’insieme: la voce resta riconoscibile e pulita.
Una poesia che si legge senza inciampi e lascia qualcosa.
Complimenti davvero.