È un vortice
che trascina al fondo
di una immutabile immobilità
Il senno vacilla
non c’è percezione dello spazio
il tempo mi proietta all’infinito
senza possibilità di ritorno
Sono muri questi?
non li percepisco
tutto intorno a me è il vuoto
in qualsiasi direzione io guardi
il nulla mi annienta
Non ho più fame
né sete di conoscenza
solo la voglia di spegnere la luce
anche se fioca
sta consumando l’aria
Giovanni Gentile 13 Agosto 2025



La tua poesia restituisce un’esperienza di vuoto mentale e sensoriale con grande coerenza e forza.
L’immagine iniziale porta a un’”immutabile immobilità”, un ossimoro molto efficace, che apre subito una tensione forte: movimento e stasi insieme, come in un collasso interiore.
Il testo scivola poi nel senso di disintegrazione dell’identità e della realtà fisica: spazio e tempo perdono i contorni, e con loro anche i desideri fondamentali – fame, sete, conoscenza.
Il tono è freddo ma vibrante, come una confessione fatta senza enfasi, con lucidità inquietante
Bravo!