Ti chiesi la mano
Ti dissi ti amo.
Andammo lontano.
Lontano da lì.
Dal mondo e dai suoi tarli.
Dal passato che uccideva,
anche solo a guardarlo,
anche solo a sfiorarlo.
Ti diedi il mio cuore,
con fiducia,
con amore.
Mi corresti accanto,
con lo sguardo opaco di pianto.
Col coraggio da leonessa
mi trainasti via dalla mia testa.
I desideri miei avverasti,
con pazienza,
con presenza.
E così mi innamorai
del tuo sguardo e dei tuoi nei,
delle tue guance rosso fiore
che ardevano d’amore.
Un dì di giugno tra gli ulivi
mi dicesti ancora sì,
colorando la mia essenza
dei tuoi occhi giallo grano.
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6 Comments
Cristina
Ho letto con piacere. ‘Lo sguardo opaco di pianto’ è un’immagine che funziona davvero, precisa, non scontata.
Poesia interessante, scricchiola da qualche parte ma sei sulla buona strada.
Ivan Giuseppe La Mattina
Cara Cristina
Apprezzo tanto il tuo commento.
Ti andrebbe di condividere quale parte scricchiola e perché?
Anche in privato, mi sarebbe d’aiuto
Un caro saluto
Ivan
Cristina
Se vuoi c’e una chat su PUNTO D’INCONTRO, possiamo parlarne lì.
Cristina
Ciao Ivan , ti rispondo qui xche credo questi commenti siano interessanti per comprendere l’opinione dell’autore e il percepito del lettore.
Ti parlo da lettrice, quindi è solo la mia impressione.
La parte che mi convince meno è il finale.
Fino a “mi trainasti via dalla mia testa” la poesia ha immagini molto personali, come “lo sguardo opaco di pianto”, che trovo davvero abbastanza riuscita.
Mi piace molto “Col coraggio da leonessa/mi trainasti via dalla mia testa.” e poi “E così mi innamorai
del tuo sguardo e dei tuoi nei, delle tue guance rosso fiore”
Questi versi x me come lettrice, sono il “cuore pulsante” della poesia. Il resto e contorno. E’ cibo aggiuto in una tavola gia imbandita.
Nell’ultima strofa, invece, espressioni come “un dì di giugno”, “mi innamorai”, “ardevano d’amore” ed “essenza” mi sembrano più vicine a un linguaggio già molto ( troppo) frequentato e perdono un po’ della forza che avevi costruito prima. È come se la poesia, invece di continuare a sorprendermi, scegliesse un registro più tradizionale e scontato.
Naturalmente è una lettura personale.
Ivan Giuseppe La Mattina
Cara Cristina
Apprezzo veramente tanto la tua analisi, e adesso capisco più chiaramente cosa intendevi.
Il tuo feedback per me è molto importante, soprattutto dal punto di vista del lettore, senza il quale non puoi mai sapere e capire cosa arrivi dall’altra parte.
Un di giugno, ad esempio, era un richiamo al giorno del mio matrimonio.
Questa poesia, come molte altre, nacquero in passato come scritti condivisi, fino a qualche tempo fa, solo con mia moglie e rivolte esclusivamente a lei; quindi con nessuna pretesa.
Chiaramente, estendendo la condivisone, molte cose potrebbe risultare non proprio chiare o banali.
Ad ogni modo capisco benissimo il tuo punto di vista e ti ringrazio nuovamente per averlo condiviso apertamente.
Cristina
Ti ringrazio per aver condiviso il contesto in cui è nata la poesia.
È sempre interessante conoscere il “dietro le quinte” di un testo. Però, da lettrice, continuo a pensare che una poesia, una volta pubblicata, inizi un percorso tutto suo: ogni lettore la attraversa con il proprio vissuto e inevitabilmente ci trova qualcosa di diverso da ciò che aveva in mente l’autore. Ed è anche questo, secondo me, uno degli aspetti più belli della poesia.
L’autore offre se stesso. Il lettore ci legge sé stesso.