Anche oggi ho avuto una rivelazione.
Una che riguarda tutto
e parla del niente:
Non vengo dal nord.
Neanche dal sud.
Non conosco l’ovest.
Non so cosa sia l’est.
Il sole non mi scalda.
La luna non mi rappresenta.
Le stelle non mi illuminano.
Le nuvole non mi innalzano.
Mi muovo, perché la gravità non mi ha abbandonato,
ma non trovo alcun nesso nel farlo.
Gli abbracci mi infastidiscono
quando vengono dati per colmare il vuoto.
Le parole non riempiono
l’abisso che porto dentro.
La tranquillità mi è estranea,
come il volto di uno sconosciuto.
Ho bisogno del dolore
per distinguere il vero.
La sofferenza è un tranello:
mi mantiene al margine
di chi mi circonda
e di chi non lo fa.
I luoghi comuni mi infastidiscono.
Le tue labbra incerte,
mentre pronunciano
che tutto andrà bene,
non mi confortano più.
Cosa succede a un animale ferito
lasciato al suo destino?
Si rialza per non morire,
ma può consacrarsi vivo?
I sorrisi non mi compiacciono.
Sento nausea
dietro la positività retorica.
Violini stonati
intonano un inno,
ma neanche loro
descrivono il percorso.
Ho perso la rotta
e continuo a cercarla,
stringendo tra le dita molli
una bussola rotta.
Detesto quegli occhi
pieni di pietà
che mi guardano.
La notte sta calando.
Il freddo arriverà
senza chiedere permesso.
Ed io sarò
l’ultimo faro acceso
su questa strada distrutta.
Continuo a cantare a bassa voce.
Una melodia afonica.
Impercettibile.
Un giorno, forse,
il suono dei miei lamenti
arriverà fino a te.
Fino ad allora:
ricordami.
Ricordati.
Ricorda.
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One Comment
Cristina
Un testo intenso, con immagini che sostengono bene il senso di smarrimento e una chiusa molto efficace. La bussola rotta resta l’immagine centrale e più forte.