L’articolo che segue è stato pubblicato originariamente da Camilla Cosmelli su Scrittori & Lettori Fantasy. Lo riproponiamo integralmente con l’autorizzazione dell’autrice perché affronta un tema di interesse per molti aspiranti scrittori.
Mi hanno risposto solo editori a pagamento
C’è una tipologia di post e commenti che si vede spesso nell’ambiente degli autori emergenti. Arriva sempre da persone che hanno già fatto i primi passi nel mondo editoriale, ma, per fretta o eccessivo entusiasmo, non approfondiscono la materia a sufficienza e restano invischiati nelle maglie di una forma di editoria quanto meno dubbia.
Se gli dice bene, ci entrano in contatto solo superficialmente: ormai ho perso il conto di autori, o aspiranti tali, che si lamentano perché ricevono risposte sempre e solo da editori a pagamento.
Eppure mi hanno fatto tutti un sacco di complimenti!
Tesoro bello, non ti viene il dubbio che forse lo dicono a tutti? Già prima delle IA esistevano le tecniche di lettura veloce: tre o quattro parole chiave ed ecco fatta la recensione entusiasta. Hai così tanta fame di complimenti da credere al primo che passa?
La domanda che mi viene in mente ogni volta è: ma tu perché li hai contattati?
Gli editori a pagamento non vanno in giro per i gruppi a reclutare emeriti sconosciuti. Se lo fanno, incollano a raffica messaggi tutti uguali, sperando di accalappiare qualcuno, ma di solito non ne hanno bisogno, perché è già pieno di aspiranti autori desiderosi di vedere la loro opera pubblicata con ogni mezzo.
È strapieno di gente che reputa normalissimo pagare per farsi pubblicare, ma si tratta di persone comuni, che magari neanche sanno cosa sia un distributore. Ma tu, autore che in questo mondo ci vuoi lavorare e magari sai anche che devi trovare un editore serio… perché cazz contatti quelli a pagamento?
Eh, ma non lo sapevo che fosse a pagamento.
Male, perché vuol dire che hai fatto un’indiscriminata pesca a strascico, sperando in una qualsiasi risposta.
Gli editori non sono tutti uguali, per cui uno vale l’altro, basta che si pubblichi. Se scrivo un giallo, non posso contattare un editore specializzato in rosa; se scrivo storici, non andrò dagli editori di fantasy. Fin lì ci siamo (anche se pare che non sia così ovvia neanche questa distinzione… che amarezza), ma il discorso si applica anche in piccolo, all’interno della nicchia scelta.
Ogni editore ha una propria identità, un pubblico, una linea editoriale. Il compito di un autore consapevole è quello di scegliere l’editore giusto per sé, che lo aiuti a valorizzare davvero la propria opera. Non posso proporre un horror a chi pubblica solo romantasy. Nella migliore delle ipotesi mi rifiuteranno, nella peggiore potrebbero anche accettare di pubblicarlo e poi vendere poco e niente, bruciandomi l’esordio per un banale errore di calcolo. Succede, non stiamo parlando di scienze esatte.
Siamo perennemente online: vogliamo usare internet a nostro favore, per una volta?
La scelta di un editore è fondamentale per chi vuole trovare il maggior numero possibile di lettori entusiasti e la ricerca deve necessariamente partire a monte, con uno studio accurato dell’ambiente, degli editori attivi, dei loro siti e delle loro pubblicazioni.
All’inizio anch’io mi sono indispettita quando ho letto di un editore che, nella presentazione dell’opera, chiedeva all’aspirante autore di indicare due libri del suo catalogo che aveva letto e i motivi per cui li aveva apprezzati. Eh sì, sono stata arrogante e inesperta anch’io, ma questa è una buona notizia, perché significa che è del tutto normale e si può migliorare. Quella richiesta che mi aveva tanto irritata, in realtà aveva perfettamente senso, perché come si può affidare il proprio libro, la propria amata opera, a un editore di cui non si sa nulla?
Questo vale soprattutto con gli editori a pagamento o ibridi (quelli che non ti obbligano a pagare nulla, formalmente, ma “se credi davvero nella tua opera devi comprare 50 copie”, “se vuoi l’editing, devi pagartelo tu. Sennò te lo pubblico così com’è” – storia vera, chi sa sa): prima ancora di mandare l’email di proposta è fondamentale fare una scrematura in tal senso. Le risorse per sgamare questo tipo di editori esistono da anni, già dai tempi del Writer’s Dream, ora diventato Ultima Pagina, forum/gruppo fb dove è possibile trovare un sacco di informazioni in merito o chiederle a chi vive davvero il mondo editoriale. Anche una banale ricerca “cosoedizioni pareri editore a pagamento” può dare già diversi risultati.
È un lavoro lungo? Sì se non conosci l’ambiente (ma questo ti aiuta a conoscerlo), no se già hai un’idea di alcuni nomi da contattare e vuoi fare solo un’ulteriore scrematura. Idealmente bisognerebbe arrivare a una lista di una decina scarsa di editori da contattare. In ogni caso, tutto questo lavoro sarà comunque più efficiente rispetto alle venti o trenta email tutte uguali mandate in blocco a chissà quanti editori a caso, cosa che farà perdere un sacco di tempo a tutti, sia ai valutatori che agli autori, costretti a fermarsi per mesi in attesa dell’inevitabile rifiuto.
“Ma come faccio a capire se un editore è serio? Mi sembrano tutti validi!”
No te preocupes! Non pretendo di essere la depositaria di ogni verità, ma qualcosina l’ho imparata e la metto volentieri al servizio dei nuovi autori. Perché c’è bisogno di un ambiente letterario il più sano possibile. Ecco quindi…
Tre step per riconoscere gli editori seri
Step 1: il sito
Se apri un sito e come prima cosa leggi “Vuoi pubblicare con noi?”: congratulazioni! Hai appena beccato un editore a pagamento. I siti degli editori seri mettono in prima pagina il loro catalogo, le novità, le offerte, perché i loro clienti sono i lettori. E se vendono bene, la sezione manoscritti è spesso chiusa o ben nascosta, perché non hanno bisogno di rastrellare autori in giro 24 ore su 24.
Step 2: il catalogo
Gli editori seri hanno un piano editoriale e una linea comune nelle copertine: si capisce che tutto fa parte di un progetto più ampio e ogni opera viene curata come le altre. Editori a pagamento o poco seri di solito pubblicano la qualunque e hanno copertine discutibili, poco professionali o dalla qualità molto variabile, perché quando il cliente l’autore dice “voglio usare il disegno di miocuggino che è tanto bravo” a loro poco importa di seguire uno standard di qualità o provare almeno a considerare se il disegno si possa inserire in un progetto grafico all’altezza delle altre copertine. (Oh, magari il cuggino è davvero bravo. Di solito no. Ma mai dire mai)
Step 3: i pareri di altri autori
Cerca online i resoconti delle esperienze di autori che hanno già pubblicato con quella casa editrice: contattali direttamente, chiedi pareri sui social, soprattutto su gruppi dedicati alla scrittura o, meglio ancora, alla nicchia di ciò che scrivi. Il mondo dell’editoria non è poi così grande, soprattutto se si parla di piccoli editori, e le voci girano, quindi anche se non dovessi trovare testimonianze dirette, è assai probabile che qualcuno possa dirti qualcosa di interessante. Certo, non ci si può sempre fidare di voci terze, ma se in quindici ti dicono “scappa”, tu scappi.
Per non costringerti a fare mille giri ti indirizzo direttamente al sito e profili social di Ultima Pagina, che da anni è un punto di riferimento su diverse questioni dell’editoria. Anche qui: se qualcuno dello staff ti risponde dicendo “scappa”, tu scappi.
E il crowdfunding?
Sul crowdfunding esistono mille opinioni diverse. Di per sé è un interessante strumento di supporto dal basso, che prevede un finanziamento (funding) da parte di tante persone (crowd) che credono in un progetto prima ancora che esso esista, in cambio di qualche contenuto o gadget extra. Molti progetti, spesso artistici o umanitari, sono stati realizzati proprio grazie a questa forma di supporto e trovo che in alcuni casi sia davvero la scelta giusta, soprattutto quando si vuole piena libertà d’azione e il non dover essere legati a una realtà già esistente.
Il problema è che ci sono editori che hanno deciso di approfittarne per togliersi di dosso ogni rischio d’impresa e costringere gli stessi autori a trovarsi da soli (o quasi) duecento lettori disposti a investire nel romanzo di un perfetto sconosciuto. Un’impresa difficile già quando si ha il libro fisico pronto, figuriamoci quando ancora non esiste! Oltretutto, dopo tutta questa faticaccia, l’autore rimane con le solite royalties da editore normale e a questo punto, come dico sempre, se sei in grado di compiere un’impresa di tale portata, non è meglio investire in servizi editoriali e autopubblicarsi, beccandosi delle royalties molto più alte? Vi assicuro che se sapete trovare duecento lettori veri, prima di pubblicare, non farete fatica a rientrare dei costi e cominciare a guadagnare già dopo pochi mesi dalla pubblicazione.
La passione è una bella cosa, ma per vendere un’idea ci vogliono altre abilità.
Questo non significa che ogni libro in crowdfunding sia da evitare. Esistono realtà che lo utilizzano efficacemente per finanziare progetti molto costosi o di nicchia (vedi i progetti di Acheron). Il problema sorge quando questo è l’unico modello di business applicato.
Detto questo, spero che questo articolo aiuti tanti autori a evitare l’editoria a pagamento fin dal principio, ma se sei incappato in un editore di cui non sei sicuro, ti ricordo…
La filastrocca dell’autore emergente
Se ti dice “sei un talento”,
fermati per un momento:
sei davvero uno tra i tanti
o lo dice a tutti quanti?
Copie, editing o promozione,
non cascar nell’illusione:
se ti chiede di pagare,
è il momento di scappare.
Se ti dice di investire,
c’è una cosa da chiarire:
tu ci hai messo tempo e cuore,
ora tocca all’editore.
In conclusione
Ma l’obiettivo principale non dovrebbe essere semplicemente pubblicare: dovrebbe essere far arrivare la nostra storia ai lettori giusti. E allora la domanda che dobbiamo porci non è tanto “chi potrebbe essere disposto a pubblicarmi?”, ma “a chi dovrei affidare il mio libro?”. Può sembrare una sfumatura, ma è lì che si vede la differenza tra un esordio sprecato e uno che vale la pena ricordare.
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