Tu non lo hai mai capito!
Tutto si poteva risolvere con uno sguardo accompagnato, però, da un sincero abbraccio!
E ormai la solitudine mi colma la solitudine.
Avrei fatto qualsiasi cosa pur di vederla sorridere, ma lei non l’ha mai saputo,
ed ora non guardo il suo volto per non coglierne un’illusione,
ma un tempo vedevo passarmi davanti le mie paure senza però averne paura.
E la ragione mi crea tormento ed il tormento la ragione!
Un mio amico diceva sempre: inizio poi fine, ancora inizio, ma tutto poi finisce con una fine.
Ma per mettermi alla prova devi pormi delle reali realtà,
ma così non fu e quindi la coscienza mi sussurra: “Se così vuole, lascia che sia così!”.
Il domandarmi perché era già una risposta e adesso su lei non ho più teorie,
ma soltanto sicurezze, e avrò i miei torti,
ma lei sicuramente non avrà le sue ragioni.
Ed ora quando penso respiro, quando non penso vivo!
Il vuoto è già una risposta ed il niente è già un’esperienza,
mentre la coscienza mi sussurra ancora: “Non pensare a ciò che pensi, ma pensa a ciò che penserai”.
Coscienza
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One Comment
Cristina
Mi trovo davanti a un monologo carico di rimpianto e consapevolezze tardive.
La voce narrante esprime un amore non corrisposto, vissuto in silenzio, dove un semplice gesto avrebbe potuto cambiare tutto.
La solitudine diventa un peso che si autoalimenta, mentre la ragione e il tormento si confondono.
C’è un continuo interrogarsi che diventa esso stesso risposta, fino ad arrivare a una sorta di lucidità amara: riconoscere i propri torti, ma anche l’assenza di ragioni nell’altra persona.
Il testo si chiude con una riflessione quasi filosofica, dove il vuoto e il pensiero diventano esperienze e la coscienza invita a guardare avanti.