Firmato Furax-quando l’assurdo aveva giacca e cravatta
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Firmato Furax: l’assurdo in giacca e cravatta

Firmato Furax.

Firmato Furax. I malefici Babù

Da ragazzina, viaggiando verso Milano con i miei genitori, comprai un libro in un Autogrill, non ricordo perché lo scelsi, forse la copertina, forse il titolo, forse quella particolare incoscienza con cui da piccoli si prendono in mano libri di cui non sappiamo assolutamente nulla, e si decide che devono venire a casa con noi.

Si chiamava I malefici Babù  di P Darc e F.Blanche

Non conoscevo Pierre Dac e men che meno Francis Blanche, non sapevo che in Francia fossero due monumenti dell’umorismo radiofonico. Ignoravo che Furax fosse nato prima alla radio e soltanto dopo fosse arrivato nei libri.

Sapevo però una cosa: leggerlo mi faceva ridere da morire.

Non era la risata della barzelletta, quella che arriva, fa il suo mestiere e se ne va, era qualcosa di più strano, un mondo completamente assurdo nel quale tutti si comportavano come se nulla fosse.

Piani deliranti affrontati con serietà scientifica, organizzazioni improbabili, complotti, criminali, autorità, personaggi convintissimi di ciò che stavano facendo.

Ricordo ancora una trovata in cui, in Cina, il Grande Timoniere Mao ordinava un salto collettivo con l’idea che la forza prodotta da una quantità sterminata di persone potesse modificare il movimento della Terra.

Avevo trovato casa.

Due signori poco raccomandabili per le persone troppo serie

Pierre Dac si chiamava in realtà André Isaac ed era nato nel 1893. Umorista, chansonnier, uomo di radio, nel 1938 fondò un settimanale satirico dal titolo già promettente: L’Os à moelle, “L’osso con il midollo”, definito nientemeno che “organo ufficiale dei loufoques”, cioè degli svitati, degli strambi, degli assurdi. Arrivò ad avere una diffusione enorme per l’epoca.

Ma Dac non fu soltanto un signore che faceva ridere.

Durante la Seconda guerra mondiale raggiunse Londra e dal 1943 partecipò alle trasmissioni di Radio Londres, usando proprio l’umorismo e la parola come armi contro la propaganda collaborazionista. Fu tra le voci più efficaci nel rispondere via radio a Philippe Henriot, uno dei grandi propagandisti di Vichy.

Insomma, aveva capito una cosa importante: il ridicolo può essere una faccenda molto seria.

Francis Blanche arrivò dopo. Nato nel 1921, era quasi trent’anni più giovane di Dac e sembrava incapace di limitarsi a un mestiere solo: attore, umorista, autore, sceneggiatore, chansonnier, poeta, uomo di teatro e di radio. Recitò anche al cinema, fra l’altro ne I tontons flingueurs, film diventato di culto in Francia.

I due si incontrarono alla fine degli anni Quaranta e lì successe la cosa rara, non semplicemente uno più uno.

Uno più uno uguale esplosione controllata.

Dac aveva una disposizione quasi filosofica verso l’assurdo, il gusto di prendere il linguaggio e portarlo fino al punto in cui la logica cominciava a mangiarsi la coda. Blanche aveva ritmo, teatro, dialogo, capacità di trasformare una follia in spettacolo.

Uno poteva dire una cosa completamente insensata, l’altro, invece di fermarlo, probabilmente pensava: Interessante. Vediamo quanto possiamo peggiorarla.

E così arrivò Furax

Prima ci fu Malheur aux barbus!, poi quel mondo tornò e si allargò fino a diventare Signé Furax.

Dal 1956 al 1960 Europe 1 trasmise 1.034 episodi, brevi appuntamenti quotidiani che tenevano incollati alla radio milioni di francesi. Oggi Europe 1 conserva e ripropone le registrazioni restaurate.

La trama, ammesso che sia possibile parlare tranquillamente di “trama”, metteva insieme romanzo d’avventura, feuilleton, poliziesco, fantascienza, complotto e parodia.

C’erano i detective  C’era Edmond Furax, criminale intenzionato a essere all’altezza della propria reputazione. C’erano società segrete e i famigerati Babù. Sparivano monumenti, comparivano individui con nomi che sembravano usciti da una febbre a 39, si progettavano cose che nessun essere umano ragionevole dovrebbe progettare.

Eppure il meccanismo funzionava perché nessuno sembrava dire al pubblico: Adesso attenzione, questa è una battuta.

La follia veniva esposta con assoluta serietà ed è questa, forse, la parte che è invecchiata meno.

L’umorismo di Dac e Blanche non ha bisogno di urlare continuamente “guardate come sono spiritoso”. Costruisce un mondo con le sue regole e poi ti invita dentro. Una volta accettata la prima assurdità, la seconda diventa quasi logica. Alla quinta sei ormai compromesso.

Quando Furax arrivò in Italia

Nel 1973 Mondadori pubblicò in Italia I malefici Babù. Firmato Furax, con traduzione e introduzione di Gianni Rizzoni, un tascabile della collana degli Oscar, 224 pagine. Nello stesso periodo arrivò anche Il sanguinaccio sacro.

Libri che oggi sono diventati oggetti vintage e che ogni tanto rispuntano nelle librerie dell’usato, nei cataloghi online, sugli scaffali di qualche casa dove qualcuno li ha dimenticati dietro altre due file di libri.

La mia copia dei Malefici Babù dovrebbe essere ancora da qualche parte ormai ingiallita. Probabilmente ha quell’odore particolare dei libri che hanno attraversato decenni e traslochi e che, quando finalmente li ritrovi, sembrano rimproverarti: Era ora.

Ma quello che mi interessa oggi non è la nostalgia è scoprire che quel tipo di umorismo aveva una storia, che dietro quel libro comprato quasi per caso in un Autogrill c’erano due uomini che avevano passato anni a smontare la logica, la retorica, la seriosità e il linguaggio, ricomponendoli in forme completamente assurde.

Ridere senza bisogno di sbracare

Forse è proprio questo che rende ancora interessante cercare Pierre Dac e Francis Blanche. Non perché “una volta si rideva meglio”. Non è vero: una volta si rideva bene, male e malissimo esattamente come oggi.

Ma esiste un tipo di comicità che non ha bisogno di puntare tutto sulla volgarità, sull’insulto o sulla battuta immediata. Può essere intelligente senza diventare professorale, assurda senza essere stupida, popolare senza trattare il pubblico da idiota.

Dac e Blanche potevano costruire una gigantesca macchina narrativa partendo da una premessa cretina e, proprio perché la prendevano mortalmente sul serio, renderla irresistibile.

Questa è un’arte.

E forse vale la pena cercare qualcuno di quei vecchi volumetti Mondadori, magari ingialliti, con il dorso mezzo cotto e l’odore di carta vecchia. Oppure ascoltare qualche episodio restaurato di Signé Furax e vedere se quella follia funziona ancora.

Non garantisco niente, prebbe persino succedere che, dopo qualche pagina, guardiate il mondo contemporaneo e pensiate che Furax, in fondo, fosse quello normale.

E questo sarebbe già un problema.


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