forse con gli anni
non ricorderemo più i volti
in seppia custoditi nel baule
né i souvenir
portati dai nonni dall’africa
ma avremo negli occhi il sangue dei papaveri
su distese a perdita d’occhio
quando ragazzini si emulava sandokan
in scorribande spericolate pei vicoli
e viva
ci resterà di quell’età l’ammicco
d’una luna a prime cotte
sotto un mutevole cielo lasciammo
aruspici emettere sentenze
3-5.4.24
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2 Comments
Alma Gjini
Trovo molto bella l’idea che la memoria non conservi necessariamente ciò che pensiamo sia più importante, ma ciò che ci ha davvero attraversati.
Non gli oggetti, non i souvenir, ma il colore dei papaveri, i giochi dell’infanzia, le prime emozioni, una luna che accompagna le prime cotte.
È una poesia che suggerisce come il ricordo sia selettivo in modo misterioso: lascia cadere i dettagli e trattiene le sensazioni. Mi ha colpito soprattutto quel passaggio dai ricordi concreti all’ultima immagine, così sospesa e quasi oracolare. È una chiusa che apre più domande di quante ne chiuda, e forse è proprio questo il suo fascino.
norise
Tante grazie per l’apprezzamento molto gradito.