Il canto dell’ora chiusa 2057
Un cupo cielo sopra il vetro flette
la luce fredda in una stanza muta;
la terra stanca i suoi confini rimette
e l’alba nuova nasce già perduta.
Nelle pareti un finto e verde fronte
nutre radici senza il fango pio;
scendono i giorni dietro l’orizzonte,
mentre la pioggia piange il tuo desio.
Il ferro morde il pane che si sfa
lontano dal calore del filare;
l’antico fuoco più non manderà
il dolce fumo sopra il focolare.
Nel vuoto frigo un codice sorveglia
l’ora che passa e il peso della sera,
mentre una voce di sistema sveglia
l’ombra rimasta di una primavera.
Mani di nebbia cercano l’invano
dentro uno schermo privo di colore;
noi qui seduti, mentre da lontano
scende nel piatto un gelido timore.
Ma un raggio biondo taglia la cucina,
profuma il nero chicco nel mattino;
la mano cerca la tua mano vicina
e un caldo sole illumina il cammino.
Pino Conestabile 1977
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