La bolla 2057
Il ferro della terra ha smesso di gridare,
non scava più la fossa, dimentica il rigore.
Dal fondo dei fondali, fin dove vola il mare,
s’innalza una barriera, silente e alto splendore.
Un cerchio di frequenze, un limpido cristallo,
che non nasconde il sole, che fa passare il vento,
ma ad ogni oltraggio antico risponde con lo stallo:
chi scaglia la tempesta raccoglie il suo tormento.
Ritorna la saetta da dove era partita,
lo specchio della luce respinge la bufera,
mentre di sotto il suolo la roccia custodita
abbraccia le città in una sola sfera.
Nessun inganno occulto, nessuna trama arresa,
la legge del vero protegge ogni parola,
e l’uomo che gestisce questa sicura attesa
non teme più la notte, non trema e non s’immola.
Finiti i tempi bui del sangue e del confine,
le forme della terra dialogano fra loro.
Il vecchio affanno è un’ombra di storie senza fine,
seppellita nel tempo da un calmo e nuovo coro.
E libera rimane la mente che interroga il vuoto,
senza catene o limiti, nel desiderio puro
di spingersi lontano, oltre lo spazio ignoto,
cercando nel conoscere un orizzonte oscuro.
Pino Conestabile 1977
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