Quando arrivai là, mi baciò subito e
quando il sole calò
volle andassi con lui perché – disse
avrei riposato su un letto come si deve.
Lo strinsi a me tutta una notte e un’altra ancora
…fu sempre cosi’ tenero e docile.
Non feci nulla di cui pentirmi – lo giuro
… e proprio nulla per tenerlo con me.
Mi mandò via innamorata di lui,
fu inevitabile – credo e poi…
poi, quel che fece con me lo fece con qualcun’altra, e con un’altra ancora.
… per moltissime altre volte.
Adesso non so più cosa fù mio e cosa no
non so più niente!, tranne che sto pensando
alle sue gambe legnose tra le mie e
a quella sua mano esperta sulla pelle.
…Lui non sa cos’è l’amore e non mi ascolta,
non ricorda neppure il mio nome.




2 Comments
Alma Gjini
Questa poesia lascia addosso una malinconia intima e quasi febbrile: racconta un amore consumato nel desiderio e nell’illusione, dove la tenerezza si mescola al vuoto.
La voce poetica sembra restare intrappolata nel ricordo del corpo più che della persona, come se l’amore fosse stato solo un passaggio breve ma devastante.
Si avverte il bisogno disperato di sentirsi scelta, unica, anche sapendo di non esserlo stata davvero.
E quel finale è struggente, perché mostra la distanza crudele tra chi ama fino a perdersi e chi, invece, non sa nemmeno ricordare un nome. Bellissima!
Cristina
Complimenti per aver centrato ed evidenziato tutti i “trucchetti” della poesia mettendola a nudo come pochi hanno saputo fare.
Un abbraccio 🙂