(disturbo ossessivo)
quante volte scorrettamente Ti chiamo
di notte o fuori casa affaccendato
“non nominare il mio nome invano”
quante volte
scrivo per non soccombere –
un altro me forse spia
questo me “fuori posto”
ah quest’afflizione mi pesa
come un macigno
oh quando mi chiamerai dall’oltre
e starò nella pace
dei tuoi invocati cieli
10.12.23



Il testo mette in scena la compulsione ossessiva come gesto linguistico reiterato. L’invocazione diventa sintomo e tentativo di controllo, mentre la scrittura agisce da contenimento. La chiusa introduce una tensione tra afflizione e desiderio di quiete.
Bravo
Grazie mille.