Poesia

Soci d’arte (a Sonia)

 

Quann’è ‘r momento assale da la panza
s’appella perché vòle sorti’ presto
da te, che fòri o ar chiuso de ‘na stanza
chiamata avvisi a rinnova’ ‘sto gesto

A vorte è breve e lesta ispirazzione
artre se manifesta a più riprese…
…se ‘mpone a piacimento der padrone:
er cranio, strambo e artolocato arnese

Doppo nun sempre è quiete che t’appaga
anzi ne pò lassa’ d’amaro ‘n bocca…
…se mette ‘n moto e tarlo errante vaga
presso l’anfratti che er pensiero tocca

È caccia che se sfoga co’ le zanne
pe’ libbera’ quer còre animalesco…
…è come odore denso che se spanne
da ‘n acquazzone estivo e aleggia fresco

…Piacere intenso o intreccio che te dòle…
…tratteggia ‘n’esperienza millenaria:
d’espelle dar di drento eterea mòle…
…che più nun resti ar buio solitaria…

(2019)

 

2 Comments on “Soci d’arte (a Sonia)

  1. Una poesia ben fatta, sentita e sincera. Riesce a raccontare l’ispirazione come fosse una creatura viva, con immagini forti e originali. Il linguaggio è curato, musicale, e rende bene l’idea di quanto l’arte possa essere insieme piacere, fatica e liberazione.
    In poche righe, l’autore riesce a dare voce a un’emozione antica e universale.

    1. Grazie Cristina per il tuo commento.
      Mi ritrovo molto nel fatto che spesso, rileggendo scritti che hanno qualche anno, è come se guardassi una creatura che cammina con le proprie gambe in ciò che anelavo esprimere e che ha le fattezze dello stato d’animo del momento in cui l’ho data “alla luce”. Stato d’animo che ricordo sempre perfettamente: rammento dov’ero, cosa stavo facendo, la pulsione, la scintilla, la liberazione.
      Perché la scrittura è sicuramente liberazione rispetto a qualcosa che in un dato momento avverto il bisogno di tirare fuori.
      Ho scritto “Soci d’arte” il giorno dopo essere andato a una mostra di una cara amica, occasione per vedere per la prima volta i suoi disegni. E davanti alla maggior parte delle sue opere sono rimasto in un certo senso pietrificato.
      Sono uscito da lì a disagio, con un groppo in gola. Elaborando quelle immagini, ho visto tanto della condizione umana. Dell’inadeguatezza, della solitudine e del desiderio, di ciò a cui troppo spesso stupidamente diamo troppo valore o che fatalmente reprimiamo dentro di noi.
      Dell’animale rabbioso e fecondo che lei stessa a mia sensazione rivendicava di essere attraverso la sua arte. Lei così mite, gentile ed equilibrata nei comportamenti e nel linguaggio.
      E lo faceva così, forse ancora in un modo apparentemente innocuo per alcuni, potente per quanto mi riguarda.
      La ringrazio ancora oggi per quella parte di sé che ha donato, che io conservo con rispetto, cura. Ed attesa.

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