Così tanto vicina mi pare
adesso,
la notte con le
sue care stelle.
Le ho adottate tutte,
le ho adorate,
ho posto su di loro
la mia benedizione,
il fascio segreto della
luce buona.
Così tanto vicina mi pare
quella donnina minuta
che si appresta
lentamente,
a raccogliere i fiori
mentre piangono
rugiada,
ed io mi
intristisco
assieme a loro.
Così tanto vicino mi pare
il cielo,
il mare ed il vulcano
infuocato.
Ma la notte ora,
per puro caos
mi pare davvero vicinissima.
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Versi che ho percepito come una delicata dedica ad una persona molto vicina -forse la madre- evocata attraverso immagini intime e luminose. La “donnina minuta” che raccoglie fiori con lentezza e dolcezza richiama una figura fragile ma preziosa, osservata con affetto e nostalgia. Le stelle “adottate” e benedette sembrano riflettere un gesto imparato proprio da lei: prendersi cura del mondo con uno sguardo amorevole. La ripetizione di “Così tanto vicina/o” crea un senso di legame profondo, quasi ancestrale, come se la sua presenza permeasse ogni elemento della natura.
Nel finale, la notte che si fa “vicinissima” per puro caos suggerisce un turbamento emotivo, forse legato al ricordo o alla mancanza.
Nel complesso, il testo appare come un dialogo affettuoso e malinconico con una figura amata che continua a vivere nella sensibilità dell’Autrice.
Splendida poesia!
Tiziano
Molto bella
Questa poesia ha qualcosa di intimo e visionario, dove la notte non appare solo come oscurità, ma come una presenza viva, quasi materna, da contemplare e custodire.
Le immagini delle stelle benedette, dei fiori che “piangono rugiada” e del vulcano infuocato creano una malinconia dolce e profonda, sospesa tra meraviglia e inquietudine, La donnina che raccoglie i fiori bagnati di rugiada porta dentro tanta tenerezza poetica, mentre il cielo, il mare e il vulcano rendono tutto immenso e inquieto insieme, come se quel caos della notte fosse in realtà il riflesso più sincero dell’anima.