Uno sguardo socchiuso
circonda le mie palpebre,
aperte,
sullo ieri che giungerà.
Quell’ignota tristezza, tu,
a me così tanto cara,
la cui tua provenienza scorgo
nell’amnesia.
Fedele compagna,
onnipresente,
anche nei momenti felici.
Quanti io sono?
Quanti ne sono stato?
Troppi!
Nessuno!
Dimmi
chi sei per capire chi sono.



In questa poesia l’amnesia non è una mancanza, ma una presenza costante, quasi una compagna di viaggio, e questo ribalta l’idea stessa di perdita.
Le domande centrali non cercano una risposta definitiva: “quanti io sono” e “nessuno” convivono ed è lì che il testo trova la sua coerenza.
L’inizio è volutamente enigmatico e ci chiede di entrare senza appigli, mentre il finale chiude il cerchio riportando tutto al bisogno di riconoscersi nello sguardo dell’altro.
È una poesia più mentale che emotiva, ma attraversata da una tristezza quieta, non esibita, che resta e accompagna.
Esattamente. Grazie mille di cuore Cristina cara!
Auguriiiiiii buon anno!!! ❤️
Grazie, ricambio col cuore 🙂