Sviluppo e progresso non sono la stessa cosa.
Lo sviluppo industriale e tecnologico ha trasformato profondamente le società contemporanee. Negli ultimi anni, inoltre, la diffusione dell’intelligenza artificiale ha accelerato ulteriormente alcuni processi di innovazione e automazione.
Le capacità tecniche a nostra disposizione hanno raggiunto livelli senza precedenti e, soprattutto nelle economie più avanzate, è cresciuta enormemente anche la disponibilità di beni e servizi. Ma tutto questo pone una domanda: sviluppo e progresso coincidono necessariamente?
I due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma non indicano esattamente la stessa cosa.
Nel suo significato più comune, “sviluppo” indica un aumento, un accrescimento, un’espansione. “Progresso”, dal latino progressus, derivato da progredi, significa invece “andare avanti, avanzare” e, nell’uso moderno, contiene spesso anche l’idea di un miglioramento verso condizioni considerate superiori.
Possiamo quindi avere uno sviluppo tecnologico, economico o industriale senza che questo comporti automaticamente un analogo progresso sociale o un miglioramento del benessere individuale.
È proprio qui che la distinzione diventa interessante. La crescita della capacità produttiva e tecnologica può migliorare molti aspetti della vita, dalla salute alle comunicazioni, dall’istruzione alla disponibilità di beni. Tuttavia, non garantisce di per sé maggiore felicità, migliori relazioni sociali o un maggiore benessere psicologico.
Alcuni dati riguardanti i giovani invitano a riflettere.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette, nella fascia tra i 10 e i 19 anni, vive con una condizione di salute mentale. Il suicidio è inoltre la terza causa di morte a livello globale tra le persone di età compresa fra 15 e 29 anni.
Anche il World Happiness Report 2025 segnala un fenomeno significativo sul piano delle relazioni sociali. Analizzando i dati del Gallup World Poll raccolti in 168 Paesi tra il 2006 e il 2023, il rapporto rileva che nel 2023 il 19% dei giovani adulti dichiarava di non avere nessuno su cui poter contare in caso di necessità: una percentuale superiore del 39% rispetto al 2006.
Nel periodo considerato, la quota di giovani adulti che dichiaravano di non avere nessuno su cui fare affidamento è aumentata mediamente di circa 0,1 punti percentuali all’anno. Secondo gli autori del rapporto, su scala mondiale questo equivale a circa 1,7 milioni di giovani adulti in più ogni anno che riferiscono di non avere qualcuno su cui contare.
Naturalmente questi dati non dimostrano che lo sviluppo tecnologico o economico sia la causa del disagio psicologico o dell’indebolimento delle relazioni sociali. I fattori coinvolti sono numerosi e complessi. Sarebbe quindi scorretto concludere che tecnologia, crescita economica e benessere materiale producano necessariamente isolamento o infelicità.
Mostrano però qualcosa di più semplice: la crescita materiale e tecnologica, da sola, non è sufficiente a garantire il benessere umano.
Possedere più strumenti, produrre più beni o disporre di tecnologie sempre più potenti può migliorare concretamente la nostra vita, ma non risolve automaticamente problemi come la solitudine, il disagio psicologico, la qualità delle relazioni o il senso di appartenenza a una comunità.
Forse è proprio questo il punto sul quale vale la pena interrogarsi. Non se dobbiamo rinunciare allo sviluppo, ma quale sviluppo desideriamo e verso quale idea di progresso vogliamo orientarlo.
Perché aumentare ciò che siamo capaci di fare non significa necessariamente migliorare ciò che siamo.
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