La distanza che resta
Ti ho incontrata
in un’ora senza memoria,
quando il giorno aveva ancora
le mani fredde.
Non hai detto nulla.
Hai soltanto guardato.
E qualcosa, dentro di me,
ha spostato una sedia
per farti posto.
Da allora
il tuo nome rimane sulle cose:
sul bicchiere lasciato a metà,
sulla finestra dopo la pioggia,
nel letto dove la notte
non sa più dormire intera.
Quando mi tocchi
non accade niente.
È questo il mistero.
La stanza resta la stanza,
il mondo continua fuori,
ma io sento cambiare
la distanza tra due respiri.
Forse amarti è questo:
avere un luogo dentro di me
che non sapevo di possedere
e che soltanto tu
sai raggiungere.
Un giorno il tempo
verrà a riprendersi tutto.
Le stagioni,
le nostre mani,
perfino la luce.
Ma resterà una cosa
che non saprà portare via:
quel poco spazio
tra la tua pelle e la mia,
dove, per un istante,
nessuno dei due
era solo.
Pino Conestabile 1977
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One Comment
Cristina
Qui si sente qualcosa di diverso rispetto ai tuoi testi abituali: meno dichiarazione, più immagini concrete, e soprattutto il tentativo di cercare una voce più personale. La sedia spostata per fare posto, il bicchiere lasciato a metà, la distanza fra due respiri sono immagini semplici ma efficaci, perché appartengono davvero al testo e non sembrano prese dal solito repertorio poetico. Alcuni passaggi restano più tradizionali, ma nel complesso è una poesia riuscita e, soprattutto, interessante proprio per la direzione che prende.