Se potessi,
mi farei terra sotto la tua schiena.
Prima di spogliarti,
prima di prenderti le labbra,
prima di darti le ore del giorno
e le corse verso i treni,
io vorrei staccarti dai muscoli
questa febbre nera,
rubarti lo strazio
di ogni ora passata al buio.
Vorrei mettermi di guardia
dietro le tue ciglia,
fare da scudo
tra i tuoi occhi
e la luce cattiva dell’alba.
Stare lì,
a custodia del tuo cuore sfatto,
a masticare i tuoi pensieri neri
uno per uno,
finché la testa
non ti diventa leggera come fumo.
Non c’è carezza
che valga questa tregua.
Vorrei che la mia pelle fosse
il buio pulito di cui hai fame,
un anestetico di carne
per sfilarti il ferro dalle ossa.
Vorrei che queste parole
non dovessi neanche sentirle:
vorrei che ti cadessero addosso
come una coperta pesante,
fino a farti chiudere gli occhi,
fino a farti dormire, finalmente,
nel punto più buio di me,
dove ogni ferita
trova una lingua calda
per tacere.
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2 Comments
Cristina
Ecco, questa è una di quelle poesie che riescono a parlare sia a chi ama la poesia sia a chi cerca semplicemente un’emozione autentica.
Hai preso un tema antico come l’amore e lo hai attraversato con immagini personali, senza scivolare nel banale. C’è una cura evidente della lingua, del ritmo e delle metafore: nulla sembra casuale.
La cosa che mi ha colpito di più è la capacità di trasformare la protezione in materia: terra, pelle, buio, coperta.
Tutto diventa rifugio. Leggerla e rileggerla, consolazione.
Scrivere poesie d’amore è facile, scriverle con questa eleganza, molto meno.
Complimenti.
Alma Gjini
Cara Cristina
Perdonami il ritardo nella risposta, sono stati giorni pieni e mi riprometto di ritrovare un po’ di respiro ad agosto.
Ogni tanto accade un piccolo miracolo, qualcuno legge non le parole, ma il silenzio che le tiene insieme.
Allora chi ha scritto comprende che la poesia non finisce nell’ultima riga. Continua nello sguardo di chi la attraversa senza rumore.
Le tue parole hanno fatto questo, hanno raccolto ciò che avevo deposto tra terra, pelle e buio,
e lo hanno restituito con una luce che non gli apparteneva ancora.
E uno dei rari momenti in cui chi scrive si sente, a sua volta, letto.
Grazie infinite come sempre.
Un abbraccio