Il mare sa
el grembo oscuro, ove la notte tace,
un seme attende il primo chiarore;
non ha figura, e già nel buio nasce
un tremito che ignora il suo colore.
Poi l’alba apre le sue porte d’oro,
e il primo raggio incrina la dimora;
la terra accoglie il piccolo tesoro,
e un’ombra fugge incontro alla sua aurora.
Va l’acqua, e non conosce la sua via,
tra salici tremanti e pietre chiare;
ora nel sole accende una scia,
ora si perde nell’ombra del mare.
Così trascorre il giorno e la stagione,
tra verdi rive e cieli senza fine;
ogni chiarore muta in un bagliore,
ogni sentiero scende alle sue chine.
Poi viene il vespro, e il sole lentamente
posa sui monti il manto della sera;
si fa più lunga l’ombra sulla mente,
e la luce si fa cenere leggera.
Tace la fonte. Eppure, sotto terra,
un’acqua indugia ancora nel suo corso;
come una brace che la cenere serra,
come un ultimo palpito nascosto.
Nessun occhio la segue nel suo andare,
nessuna voce interroga il confine;
la fonte perde il nome dentro il mare,
e il mare cela il corso delle origini.
Poi torna il giorno. E sopra l’alta riva
l’alba depone un fremito d’argento:
una goccia non muore: si fa viva
nel grande respiro eterno del vento.
E nulla dice il cielo sopra il mare,
né svela il sole ciò che in sé nasconde;
la goccia non si vede più tornare.
Il mare tace. E le sue acque sanno.
Pino Conestabile Addì 30 ottobre 1973
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