
Eri nel vento un palpito d’argento,
nel roseo vespro un’ombra fuggitiva;
fiore che aprì nel ciel suo dolce accento,
ma prima del profumo ebbe la riva.
Passammo, quasi in sogno, il limitare
dell’ora che tramonta e non ritorna;
due stelle che s’incontrano sul mare,
poi l’una al buio e l’altra si disorna.
Ne’ tuoi occhi ardeva una lontana
luce, qual faro acceso oltre la sera;
io vi tendea la mano, ma la brama
morì tra l’ombra e l’ultima preghiera.
Fu breve fiamma, e parve eterno ardore,
lampo che rompe il ciel senza tempesta;
poi tacque il vento, e dentro al mio cuore
rimase un’eco che del nulla resta.
Ora sul colle il vespero si posa,
e tace il sentier che non percorremmo;
una foglia, nel vento, dice cosa
che noi, per troppo indugio, non dicemmo.
E quando il buio scende e il mondo tace,
talvolta odo un tuo passo alla mia porta:
passa nel vento un’ala, e fugge; e tace
l’amor che non nacque, e ancor m’importa.
Pino Conestabile Addì 12 gennaio 1974
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5 Comments
Pino Conestabile
Gentile Redazione,
vorrei affidarvi, insieme alle mie poesie, anche un semplice ma sincero grazie.
Grazie per l’attenzione con cui accogliete le mie parole, per la sensibilità con cui date loro spazio e per la possibilità che offrite a quei piccoli frammenti dell’anima di uscire dal silenzio e incontrare altri cuori.
Una poesia nasce spesso in solitudine, nel luogo più intimo dei nostri pensieri, ma diventa davvero viva quando qualcuno la legge, la ascolta e, anche solo per un istante, vi riconosce qualcosa di sé. Ed è questo incontro che, con il vostro lavoro, rendete possibile.
Desidero ringraziarvi anche per la cura, l’eleganza e la professionalità con cui portate avanti il vostro spazio. Dietro ogni pagina si percepiscono passione, attenzione e amore per la parola.
In un tempo in cui tutto scorre così velocemente, è bello sapere che esiste ancora un luogo dove le parole possono fermarsi, respirare e raggiungere lentamente nuovi cuori.
Per tutto questo vi sono profondamente grato.
Con stima, riconoscenza e affetto.
Pino Conestabile
Cristina
È una poesia dal tono intensamente malinconico, costruita su immagini classiche, il vespro, il vento, le stelle, l’eco ,che personalmente sento un po’ lontane dalla mia sensibilità. In alcuni passaggi il linguaggio mi è parso più ricercato che immediato, ma il sentimento che attraversa i versi arriva con chiarezza. Ho trovato particolarmente riuscita la chiusa: «l’amor che non nacque, e ancor m’importa», semplice e capace di lasciare un’eco autentica.
In fine grazie per le belle parole, dare spazio a voci singolari è quello che ci siamo prefigurati con questo Magazine.
Pino Conestabile
Ti ringrazio per la lettura attenta e per la sincerità delle tue parole. Comprendo la distanza che avverti rispetto ad alcune immagini e al linguaggio: appartengono a un tempo e a una sensibilità nei quali il vento, il vespero, le stelle e la luce erano forse il modo più naturale per dare voce a ciò che non si riusciva a dire apertamente.
Mi fa particolarmente piacere, però, che il sentimento ti sia arrivato e che tu abbia riconosciuto nella chiusa il suo nucleo più autentico. Ci sono amori che non hanno avuto una storia, e forse proprio per questo non hanno mai avuto una vera fine.
Grazie ancora: anche una diversa sensibilità, quando sa ascoltare, può diventare una forma di incontro.
Alma Gjini
Caro Pino,
leggendo questa tua mi sono fermata su quel sentiero «che non percorremmo».
Ci sono incontri che durano pochissimo eppure, chissà perché, restano più di altri vissuti fino in fondo.
Forse perché ciò che non è stato non ha avuto il tempo di rovinarsi. Rimane lì, sospeso, con tutte le parole che non abbiamo detto e tutte le possibilità che non abbiamo avuto il coraggio di vivere.
«L’amor che non nacque, e ancor m’importa» è un verso bellissimo proprio per questo: certe assenze non fanno rumore, ma ogni tanto tornano. E quando tornano, sanno ancora esattamente dove trovarci.
Un saluto
Alma
Pino Conestabile
Cara Alma,
forse hai ragione: ciò che non abbiamo vissuto fino in fondo conserva una sua misteriosa purezza. Non avendo conosciuto il tempo, il disincanto e le inevitabili ombre dei giorni, rimane sospeso, intatto, tra ciò che fu possibile e ciò che non abbiamo avuto il coraggio di vivere.
E forse è proprio questo a renderlo così difficile da dimenticare: non un vero rimpianto, ma una presenza lieve, che il tempo non cancella e che, talvolta, torna a sfiorare il cuore con la discrezione di un ricordo.Ci sono incontri che durano un istante e, proprio per questo, sembrano non finire mai. Restano in una piega segreta dell’anima, là dove le parole non dette continuano a custodire ciò che le parole avrebbero forse consumato.
Grazie, Alma, per aver saputo leggere, tra i miei versi, anche ciò che è rimasto nel silenzio.
Un caro saluto,
Pino