C’è un piccolo comando sulla parete bianca,
un tasto di plastica opaca che aspetta,
mentre fuori la sera cammina stanca
e l’ombra sul pavimento si fa netta.
Basta la pressione minima di un dito
per riavvolgere il nastro della stanza,
per richiamare ciò che sembrava finito
e dare al buio un’altra cittadinanza.
Un click meccanico e scatta la molla,
la spia sul quadro diventa bluastra;
la ruggine che sul quadrante incolla
le ore vecchie, d’un tratto si guasta.
Così la lampadina rimanda la fine,
illumina i volti, cancella la ruga,
riscrive la polvere sulle tendine
e mette l’inverno del corpo in fuga.
Tornano i passi indietro sul sentiero,
come una pellicola girata al contrario;
il tempo si piega sul proprio mistero,
sfogliando al rovescio il calendario.
Ma resta una luce sospesa nel vuoto,
un dubbio che preme sul tasto spezzato:
abbiamo salvato il cammino già noto
o solo l’errore del tempo passato?
Pino Conestabile 1977
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