Lenti nel varco passano i primi bianchi,
orme già chiuse dentro il cerchio antico;
il tempo annota i passi e stanchi e franchi
nell’ombra che raccoglie il lor nemico.
Ferma sul limitare della soglia,
una presenza rossa incide il punto:
è l’ora breve che la mente spoglia,
il lampo in cui l’eterno si è congiunto.
Dietro la scia, in questo blu silenzio,
attendono altri di varcare il porte;
in quella densa schiera che presenzio,
sta il loro atto futuro e la lor sorte.
Ma se l’osservatore sale al muro,
e a due metri di quota stacca il piede,
crolla l’antico limite sicuro,
si svela un solo e identico che siede.
Vede dal culmine l’immensa trama,
la fine e il principio sul terreno;
non più una linea che si muove e chiama,
ma un solo blocco, nitido e sereno.
Sotto, il frammento vive nel movimento;
sopra, la vista abbraccia la costanza.
Due sguardi uniti in un solo intento,
la stessa cosa, mutata di distanza.
Pino Conestabile 1973
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