Non hai ascoltato le mie parole
perché credevi fossero aghi
che penetravano nella carne
sciogliendo il sangue
come il ghiaccio nella tua cola
e allo stesso tempo
spegnendo ogni goccia di speranza
Non hai ascoltato le mie parole
perché facevano male
più a me che a te
che le hai respinte
alzando un muro
filo spinato e cocci di bottiglia
Non mi hai ascoltato
ed io mi sono seduto aspettando
che tu aguzzino portassi via la mia anima
ma non hai vinto
perché ho gridato forte le mie parole
e qualcuno le ha udite
oltre i tuoi muri.
Giovanni Gentile 13 Settembre 2025
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2 Comments
Cristina
Questa poesia mi ha fatto pensare a quanto possa essere difficile comunicare quando l’altro si chiude, quando le parole vengono respinte come se fossero minacce. Mi ha colpito il senso di solitudine e di attesa, quel sedersi in silenzio sperando che qualcosa cambi.
Il dolore che traspare non è solo per il rifiuto, ma per il bisogno profondo di essere ascoltati. Eppure, c’è anche una forza che emerge: il fatto che, nonostante tutto, quelle parole sono state gridate e qualcuno le ha sentite.
Mi ha lasciato una sensazione di amarezza, ma anche di dignità. Come se, alla fine, parlare fosse comunque un atto di resistenza.
osrevortnIntroverso
Bellissima poesia.
Tiziano