Il timoniere troiano
credette che la vita fosse roccia,
ma l’anima rumena
non è corpo né corrente.
Sta sulla riva, muto,
senza cintura, senza nemico,
figlio dell’obbedienza,
cresciuto nella comunità.
Le strade tacciono,
il tempo si curva,
e nella mente degli uomini
nasce la paura.
Dal seme del paradiso
sboccia la condanna:
il boia mormora — maligno —
che la vita non genera vita,
che la speranza vale meno
del denaro senz’anima.
I soldati di piombo,
le stirpi spezzate,
passano calpestate,
senza più patria né memoria.
E l’invidia dei secoli,
e i nobili che calpestano la terra
dicendo “è dono divino”,
mentre il rumeno soffre,
cercando nel mondo
il proprio tempo eterno.
Timoniere Troiano
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Alex, questa poesia mi ha davvero colpita. C’è dentro una maturità insolita per la tua età, un senso del destino e della memoria che di solito arriva molto più tardi. “Il timoniere troiano” non è solo un’immagine evocativa: è un simbolo potente dell’uomo che attraversa i secoli portandosi dietro la fatica di vivere, la paura, e il bisogno di un approdo che non esiste più.
L’accostamento tra mito e contemporaneità (“l’anima rumena”, “il boia che mormora”) funziona benissimo: crea uno scarto che rende il testo universale e allo stesso tempo profondamente umano.
Ci sono versi che restano in mente – “il boia mormora che la vita non genera vita” – come se fossero scritti su pietra.
Si sente ancora un po’ di istintività nella struttura, ma è un istinto sano, pieno di visione.
Continua a scrivere così, senza paura di essere solenne: hai dentro una voce che non imita, e questo è un dono raro.
Grazie Cristina!
Bellissima!