Dimentica la dimenticanza, le dimenticanze dei secoli,
Poiché attendeva dimenticato, spaventato dagli sguardi.
Attendeva dimenticato, sepolto nella dimenticanza,
Poiché dimenticava di dimenticare ciò che lo aveva chiamato.
Guardava se stesso, guardava il cielo,
Dimenticarono tutto, dimenticato da tutti,
Dimenticò l’odio, accogliendo la dimenticanza.
Poiché un’ora sedeva sull’ora,
Un’ora dimenticata, un’ora colpevole,
Dimenticarono il tempo, il tempo non dimentica,
E dimentica dimenticato per l’eternità…



C’è una forza ipnotica in questa ripetizione.
La parola “dimenticanza” smette di essere concetto e diventa suono, respiro, luogo.
È come se il testo scavasse dentro se stesso, girando in tondo fino a trovare un silenzio pieno di memoria.
Un piccolo esperimento che riesce: si sente che dietro c’è qualcuno che sente le parole, non solo le scrive.