C’è una città che trattiene il respiro
quando passa un treno.
Le finestre tremano appena
come se riconoscessero il rumore
di qualcosa che se ne va
senza salutare davvero.
Nei cortili, le sedie restano vuote
anche quando qualcuno è appena andato via,
come se il vuoto avesse bisogno
di un tempo preciso
per sedersi al suo posto.
Le foglie cadono lentamente
non perché vogliano cadere,
ma perché non trovano più
una ragione per restare.
Un cane abbaia da lontano
a qualcosa che non vediamo
e forse non esiste,
ma che continua comunque
a farsi sentire.
E c’è sempre qualcuno
che guarda fuori
senza sapere cosa sta cercando,
solo con la sensazione
che da qualche parte
una cosa importante
si sia appena spostata.
La città respira piano
tra un gesto e l’altro,
tra una luce accesa
e una che si spegne.
E anche se nessuno lo dice,
anche se tutto continua come prima,
resta nell’aria
una domanda sottile:
se ciò che passa
è quello che perdiamo
o quello che ci attraversa
senza mai fermarsi.




