Da bambina credevo
Poesia

Eredità

Da bambina credevo
che i morti andassero via.
Via come treni, come estate, come rondini.

Poi ho visto mio fratello vivo
fermo sulla soglia,
le mani incrociate dietro la schiena
come mio padre quando guardava il mondo
senza fidarsi abbastanza da entrarci.

E ho capito:
le persone non muoiono.
Si frantumano.

Mio padre vive nel modo in cui stringo i denti
quando qualcosa mi somiglia troppo.
Nelle posture che non ho scelto
ma che mi abitano da sempre.

Mia nonna vive nei capelli bianchi di mia madre
e nel gesto lento di conservare il pane,
come se la fame fosse una cosa educata
che prima o poi torna a bussare.

Altri amici morti da temmpo vivono in una risata spezzata,
in una paura che non ha origine,
in una parola identica detta senza sapere da dove viene.

Pensiamo che la morte sia sottrazione.
Il tempo non porta via le persone.
Le distribuisce:

un frammento che brucia nelle mani di una figlia,
un’abitudine che si infila nel corpo di un nipote,
una malinconia che respira dentro una casa vuota.

E così continuano,
mescolati nei vivi,
senza sapere di essere diventati altro.

A volte mi guardo allo specchio
e non vedo una persona.

Vedo una folla che mi usa per restare.

 

Alma Gjini

Tirana Marzo 2025

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5 Basato su 2 Commenti

2 Comments

  • Cristina

    C’è una qualità che apprezzo molto nei tuoi testi: parti quasi sempre da qualcosa di personale, ma riesci a farlo diventare riconoscibile anche per chi legge.
    In questa poesia il padre, la nonna, la madre sono persone reali eppure finiscono per rappresentare qualcosa che appartiene un po’ a tutti.
    Credo sia uno dei motivi per cui i tuoi versi arrivano al lettore: non raccontano soltanto una storia privata, ma permettono di ritrovare frammenti della propria.

  • Alma Gjini

    Grazie Cristina,
    le tue parole mi arrivano con grande delicatezza.

    Credo che la poesia, per essere vera, debba nascere da una verità nuda, anche minima, anche ferita.
    Solo così può permettersi di superare chi l’ha scritta e diventare altro, qualcosa che non ci appartiene più del tutto.
    Forse è questo il suo mistero: nasce da un’esperienza singola, ma non le appartiene mai fino in fondo. Appena prende forma, smette di essere privata e comincia a cercare altre vite in cui riconoscersi.
    Come se la verità, quando viene detta davvero, non restasse mai ferma in un solo corpo.é proprio per questo che amo scrivere.

    Un abbraccio

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