Entro senza bussare, ma senza calpestare i fiori,
cammino leggera dove la voce si fa più mite,
là dove la vita depone i suoi battiti più veri.
Non porto stivali pesanti né desiderio di conquista,
vengo in punta di cuore, scalza e senza ombre,
perché il luogo dove abiti è sacro e chiede cura.
È un passo che non solleva la polvere del tempo,
un gesto che conosce l’attesa e il rispetto,
come chi entra in una stanza dove qualcuno dorme
e teme di spezzare il sogno che lo sostiene.
Non voglio invadere, voglio soltanto ascoltare
il ritmo quieto del silenzio che custodisci.
Mi fermo sulla soglia del tuo respiro,
sospesa tra il dire e il tacere,
a osservare la luce che si posa sui tuoi pensieri.
In punta di cuore sfioro i bordi delle tue ferite,
senza cercare di guarirle, ma per dirti
che non sei più il solo a vegliarle.
È qui che mi fermo, nel punto esatto in cui cedi,
nel modo in cui ti affidi alla bellezza del mondo.
Non c’è sfida, non c’è rumore, non c’è pretesa:
solo la presenza di chi sa che per arrivare a te
non serve forza,
ma il coraggio di essere,
infinitamente lieve.


