Poesia

Quando tornano a fiorire i bossoli

Andremo a raccogliere i bossoli nei prati
per farne piccoli vasi da fiori,
e i generali avranno finalmente il tempo
di curare il giardino dietro casa.

L’orizzonte, liberato dal fumo,
restituirà il profilo delle montagne.

Diremo: «Ecco, tutto è compiuto»,
con le mani finalmente pulite di fango
e gli occhi disabituati
a misurare il cielo in cerca di riparo.

I fiumi torneranno a dimenticare il sangue,
i pesci non fuggiranno più
dall’ombra delle navi,
e persino la terra,
stanca di custodire schegge,
dormirà sotto i nostri passi.

Ci siederemo a tavola, nella luce nuova,
mangeremo il pane del silenzio
e ci guarderemo negli occhi,
credendo di aver capito la lezione.

Ma la pace è un’acqua troppo calma per l’uomo:
ci basta un secolo di sole per dimenticare il fango,
per cancellare la storia dai libri e dalle fronti.

Così,
con la memoria pulita
e le mani di nuovo impazienti,
nei prati torneranno a fiorire i bossoli.a.

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One Comment

  • Cristina

    Una poesia che colpisce soprattutto xhe non consola. Parte quasi da un’immagine impossibile, i bossoli trasformati in piccoli vasi da fiori, ma non la usa per addolcire la guerra: la usa per mostrarci quanto sia fragile la pace quando diventa solo una parentesi.
    Il verso che preferisco è: “la pace è un’acqua troppo calma per l’uomo”. Lì, la poesia cambia passo e diventa meno elegia, più accusa. Non parla solo della guerra, ma della nostra capacità di dimenticarla appena il cielo torna limpido.
    Molto forte anche il finale, perché chiude il cerchio senza chiuderlo davvero: i bossoli tornano a fiorire, e quel verbo, “fiorire”, diventa terribile, mostruoso quasi. Come se la storia non fosse una lezione, ma una cattiva abitudine che l’uomo continua a ripetere, e a ripetere, e a ripetere…

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