copertina Yesteryear-la moglie perfetta finisce nel 1855
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Yesteryear di Caro Claire Burke: un’influencer nel 1855

Yesteryear, è la storia di Caro Claire Burke una celebre influencer si ritrova nel passato, costretta a vivere davvero la vita tradizionale che ha trasformato in un prodotto per i social.

Chi non ha mai immaginato di svegliarsi in un’altra epoca?

Possibilmente con un abito sontuoso, in un castello ben riscaldato e senza essere la persona incaricata di svuotare i vasi da notte.
Quando fantastichiamo sul passato pensiamo a carrozze, avventure e grandi amori, più raramente ai denti infetti, al bucato con la liscivia, alle gravidanze senza assistenza medica e alle giornate trascorse a procurarsi ciò che oggi troviamo già pronto.

Yesteryear, romanzo d’esordio di Caro Claire Burke, parte proprio da questa fantasia universale e le toglie ogni romanticismo.
Natalie Heller Mills vive in un ranch dell’Idaho con il marito Caleb e i loro figli. Proviene da un ambiente cristiano conservatore ed è diventata una delle più celebri tradwives americane, termine che indica le donne che propongono un modello di moglie tradizionale, dedita alla casa, ai figli e al marito.

Sui social Natalie prepara il pane, alleva animali e cresce bambini sempre sorridenti con milioni di persone che seguono la sua quotidianità apparentemente semplice e lontana dalla modernità.

Quella semplicità è però anche un’impresa molto redditizia percè dietro le fotografie bucoliche ci sono denaro, collaboratori e una macchina mediatica capace di trasformare ogni gesto domestico in contenuto.

Poi Natalie si sveglia nel 1855.
Non ci sono più elettrodomestici nascosti, bagni funzionanti, stoffe pregiate e aiutanti fuori dall’inquadratura, rimane soltanto la vita tradizionale che ha sempre celebrato, questa volta privata delle luci, del montaggio e dell’estetica con cui veniva offerta ai follower.

Pubblicato negli Stati Uniti da Knopf il 7 aprile 2026, Yesteryear e arrivato in Italia per merito della  Neri Pozza il 10 novembre di quest’anno, con grandi aspettative.
Secondo i dati comunicati dall’editore e riportati dal New Yorker, nei primi quattro mesi ha venduto circa 1,4 milioni di copie ed è rimasto per diciassette settimane consecutive nella classifica dei bestseller del New York Times, raggiungendo il primo posto.

L’idea narrativa è semplice e quasi inevitabilmente efficace: prendere alla lettera la nostalgia per un passato idealizzato.
Se la vita delle donne era davvero migliore quando i ruoli erano definiti e la modernità non aveva ancora confuso ogni cosa, che cosa accadrebbe a una donna contemporanea costretta a vivere davvero in quel mondo?

Burke non ha però costruito il romanzo come un semplice viaggio nel tempo, Natalie non sa se sia finita realmente nell’Ottocento, se sia vittima di un reality show, se stia affrontando una prova divina o se qualcuno abbia organizzato contro di lei un inganno. Il mistero permette alla storia di muoversi tra thriller, satira e commedia nera, conservando fino alla fine il dubbio su ciò che sta accadendo.

Il fenomeno delle tradwives (abbreviazione di traditional wife, è una donna che propone un modello di moglie “tradizionale”: dedita alla casa, ai figli e al marito, spesso considerato il principale sostegno economico e il capo della famiglia) diventa così il punto di partenza per parlare di altro: la costruzione dell’identità, il confine tra scelta personale e condizionamento, la religione trasformata in rappresentazione e il rapporto perverso fra chi si espone sui social e chi lo osserva, talvolta soltanto per detestarlo.

Nell’intervista concessa a Rachel Syme per il New Yorker, Burke racconta di aver iniziato a studiare il movimento delle tradwives e i suoi legami con il nazionalismo cristiano nel 2024, mentre lavorava come associate editor per Katie Couric Media. La prima stesura del romanzo fu completata in otto o nove settimane, scrivendo ogni mattina prima di cominciare il lavoro.

Il manoscritto scatenò un’asta tra dodici editori e fu acquistato da Knopf per una cifra che la stampa ha collocato nella fascia bassa dei sette zeri. Anche i diritti cinematografici furono molto contesi. Amazon MGM Studios li acquistò e Anne Hathaway entrò nel progetto come produttrice e possibile protagonista.

Questo non significa che il film sia già in produzione, la stessa Burke ha ricordato che l’acquisto dei diritti non garantisce la realizzazione di un adattamento. Il progetto ha una sceneggiatrice, Hannah Friedman, e l’autrice partecipa come produttrice esecutiva, ma si trova ancora nella fase di sviluppo.

Il successo commerciale, intanto, non ha prodotto un consenso critico altrettanto netto. La premessa è stata quasi universalmente riconosciuta come brillante, mentre le maggiori perplessità riguardano il suo sviluppo.

Constance Grady, su Vox, descrive il romanzo come avvincente e difficile da abbandonare, ma ritiene che la sua satira finisca per trasformarsi in una fantasia punitiva. Natalie verrebbe sottoposta alle sofferenze del passato affinché il lettore possa assistere alla caduta di una donna che ha costruito il proprio successo idealizzandolo.

Secondo Grady, il limite maggiore consiste nel non concedere alla protagonista neppure una sincera adesione alle idee che proclama. La tradwife diventerebbe così una figura costruita appositamente per essere smascherata e detestata, quasi una caricatura creata per dare ragione in partenza a chi la critica.

Anche la recensione del Guardian riconosce l’efficacia della voce di Natalie, l’umorismo nero e l’interesse delle riflessioni sull’esposizione dei figli sui social, critica però la scarsa profondità con cui sarebbero affrontati la maternità, il corpo femminile, la disabilità e alcune implicazioni politiche del movimento tradwife.

Sono obiezioni importanti, perché mostrano il rischio insito in un romanzo costruito intorno a un’idea tanto immediata: la premessa può diventare più forte dei personaggi. Una donna trasferita nel passato per scoprire quanto fosse dura la vita “tradizionale” è un’immagine perfetta per una campagna editoriale e cinematografica. Trasformarla in una persona complessa, e non soltanto nella dimostrazione di una tesi, è molto più difficile.

Burke sostiene di aver voluto lasciare irrisolta proprio la questione centrale: quanto Natalie sia vittima dell’ambiente in cui è cresciuta e quanto, invece, abbia progettato consapevolmente la propria esistenza. È probabilmente in questa ambiguità, più che nel viaggio nel tempo, che si trova il nucleo più interessante di *Yesteryear*.

Per giudicare il risultato letterario dovremo leggere la traduzione italiana  in vendita su Amazon, una cosa, però, è già evidente: Yesteryear non è diventato uno dei libri più discussi dell’anno soltanto grazie alla sua trama, è arrivato nel momento esatto in cui la nostalgia viene venduta come soluzione alle inquietudini del presente e la vita privata, anche quando pretende di rifiutare la modernità, viene accuratamente illuminata, montata e offerta a un pubblico.

La contraddizione che il romanzo mette in scena è tutta qui: non si può davvero tornare al passato, lo si può soltanto ricostruire, fotografare e vendere.

Fonti consultate

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