Poesia

La memoria intatta

La storia scricchiola sotto i piedi.

La calpestiamo come ossa sottili
e sappiamo di chi erano.

Questo è il punto:

sappiamo.

Conosciamo il rumore prima del crollo,
la fame prima che scavi le guance,
il nome delle città prima che diventino cenere,
il modo esatto in cui una madre
tiene stretto ciò che non può salvare.

Abbiamo già visto tutto.

Il fuoco non ritorna da solo:
siamo noi a portargli la legna,
noi a rimettergli in mano i corpi,
a insegnargli ancora
da quale parte cominciare.

Le bombe non cadono dal cielo.

Prima attraversano una stanza,
una firma, una bocca,
qualcuno che pronuncia una parola
e qualcun altro che obbedisce.

Poi il cielo fa il suo mestiere.

E sotto, come sempre,
c’è qualcuno che corre,
qualcuno che chiama un nome,
qualcuno che scava con le unghie
dove prima c’era una casa.

Non abbiamo dimenticato.

Ricordiamo i treni.
Le fosse.
Le città affamate.
I bambini contati insieme ai morti.
Ricordiamo perfino il colore delle fotografie.

E la colpa non è della notte:
è che la luce ci ha visti tutti.

Questo è il punto:

ricordiamo.

Ricordiamo e prepariamo il ferro.
Ricordiamo e chiudiamo i confini.
Ricordiamo e misuriamo il pane.
Ricordiamo e troviamo ancora una parola
per dividere un uomo da un uomo.

La fame arriva dopo
e non ha bisogno di grammatica:
mangia prima i nomi,
poi i corpi,
infine ciò che sarebbe venuto dopo.

Restano le madri
con le mani piene di niente,
restano scarpe senza passi,
tavole apparecchiate per nessuno,
e un giocattolo sotto la polvere
che aspetta ancora chi non tornerà.

E noi continuiamo a chiamarla Storia,
come se fosse un cadavere alle nostre spalle.

Ma la Storia non è passata.

Ha la nostra stessa carne.
La nostra voce.
La nostra memoria intatta.

E quando tutto sarà cenere
scriveremo ancora sui muri:

mai più.

Con la stessa mano
che aveva acceso il fuoco.

© 2026 Alma Gjini – Tutti i diritti riservati.

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One Comment

  • Cristina

    Una poesia densa, dolorosa e lucidissima.
    Colpisce soprattutto l’idea che non sia l’oblio a condannarci, ma il contrario: ricordiamo tutto, riconosciamo i segnali, eppure continuiamo a ripetere gli stessi gesti.
    «Ricordiamo e prepariamo il ferro» contiene già quasi tutto il senso del testo.
    E la chiusa, con quella stessa mano che scrive “mai più” e accende il fuoco, lascia davvero il segno.
    Complimenti!

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