Poesia

Il ritorno dell’inverno 2057

L’interruttore scatta alla parete
e taglia in due la fretta del pensiero,
i fili dentro il muro hanno una rete
che porta un dubbio sopra il sentiero.

Sui tasti consumati della sera
si batte una parola che scompare,
la plastica rigida fa barriera
a un flusso che non sa dove atterrare.

Il marmo della mensola trattiene
il freddo delle cose non pronunciate,
le vene della pietra son catene
di storie sulle facce consumate.

Un sibilo di radio tra le stanze
insegue una frequenza che si perde,
misura il vuoto tra le nostre distanze
sul pavimento di linoleum verde.

Lo schermo si spegne sul comodino
e lascia una finestra di cobalto,
il rame si scalda nel termosifone
mentre il cemento fuori prende assalto.

La porta chiude il giorno nella scatola,
l’intonaco trattiene la domanda,
la polvere si adagia sulla tavola
e il buio sposta ciò che ci comanda.

Pino Conestabile 1977

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