La gente distrattamente corre.
La testa è bassa,
il sorriso assente.
Ma dove siamo con la mente?
Erano belli i tempi in cui ci guardavamo.
Erano quelli i tempi in cui ci amavamo.
Non ci sono più abbracci né confini,
solo messaggi in chat, per poi non salutare nemmeno i vicini.
Ci nascondiamo dietro uno schermo
a commentare il nostro sdegno,
argomentando con rancore, invidia,
gli occhi colmi di dolore.
Dove sono finiti i tempi in cui si cenava parlando,
non con una mano al fianco e l’altra scrollando…
Siamo ancora umani?
O un ammasso di carne,
lobotomizzati sui nostri divani?
Ma una cura ci sarebbe…
O almeno, in parte, basterebbe.
Prendersi per mano.
Ascoltarsi amorevolmente nel baccano.
Sorridersi mentre il mondo sembra andare contromano.
Saremo in grado di farlo?
Ritorneremo a essere umani con i sogni nelle mani?
Ad emozionarci guardando un fiore?
Ad apprezzare anche il rumore?
Tu abbracciami, amore,
che in un mondo così grigio
addormentarsi ammirando il tuo viso
qualcosa di buono lascerà.




One Comment
Cristina
È un testo che mette insieme nostalgia e tenerezza: parte dal grigio del presente, dalla distanza che ci costruiamo da soli, e poi apre uno spiraglio luminoso nell’intimità.
La critica ai gesti che abbiamo perso è semplice e riconoscibile, ma quello che resta davvero è l’invito finale: in mezzo al rumore, l’amore può ancora salvare qualcosa, almeno per un momento.