Se potessi,
mi farei terra sotto la tua schiena.
Prima di spogliarti,
prima di prenderti le labbra,
prima di darti le ore del giorno
e le corse verso i treni,
io vorrei staccarti dai muscoli
questa febbre nera,
rubarti lo strazio
di ogni ora passata al buio.
Vorrei mettermi di guardia
dietro le tue ciglia,
fare da scudo
tra i tuoi occhi
e la luce cattiva dell’alba.
Stare lì,
a custodia del tuo cuore sfatto,
a masticare i tuoi pensieri neri
uno per uno,
finché la testa
non ti diventa leggera come fumo.
Non c’è carezza
che valga questa tregua.
Vorrei che la mia pelle fosse
il buio pulito di cui hai fame,
un anestetico di carne
per sfilarti il ferro dalle ossa.
Vorrei che queste parole
non dovessi neanche sentirle:
vorrei che ti cadessero addosso
come una coperta pesante,
fino a farti chiudere gli occhi,
fino a farti dormire, finalmente,
nel punto più buio di me,
dove ogni ferita
trova una lingua calda
per tacere.


