Il battito che resta

È una bugia la luce che non libera,
una membrana sottile
tra il mondo e la pelle.

Eppure, nell’ombra arcaica dello sguardo,
c’è un luogo che ascolta:
una soglia di pietra
dove il tempo s’inginocchia.

Le mani sono sentinelle
di farina e di storia,
tracciano sentieri
su un corpo che è paesaggio,
mentre l’infanzia corre
e già si fa eco
tra le crepe del selciato.

Sotto il gelo,
dietro un vetro corroso,
non serve il clamore
per dirsi vivi:

basta questo restare,
silenzioso e ostinato,
un battito minimo
che non chiede il permesso,
ma semplicemente, abita.

M.

Michele Pagliaro
Michele Pagliaro
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