Il rocchetto
Il nero grasso colorava il dito,
la bicicletta capovolta al fondo;
scendeva il buio e con un solo invito
scattava il giro di quel fiero mondo.
Il ferro grande che guidava il passo
fissava il tempo a una minore mira;
vedevo quel rocchetto tondo e basso
che nell’ombra dell’officina gira.
Un ramo sulla terra secca e nuda
tracciò la forma di un anello strano:
se il cerchio dentro l’altro si rinchiuda,
il moto vola e si allontana invano.
Un giro solo della prima ruota
raddoppia i suoi cammini alla ventura;
la mente insegue la materia vuota,
che corre forte oltre la sua misura.
Ma se la corda all’incontrario tende,
partendo dal rocchetto più sovrano,
la troppa forza all’impeto s’arrende
e muore sopra il ferro ormai lontano.
Cento catene e cento cerchi ancora:
l’ordigno si riduce e resta cheto.
Lo sguardo del maestro si colora,
davanti a quel miracolo segreto.
Pino Conestabile 1973
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