C’era una volta un asinello e un agnellino che giocavano insieme nel prato dietro la fattoria. Lui correva goffo ma instancabile, lei saltellava leggera come una briciola di nuvola.
Si cercavano sempre: due esseri che non avevano ancora imparato la parola “diverso”.
Il tempo, però, è un maestro severo. L’asinello crebbe e divenne un asino forte, abituato a trascinare carri di fieno, a sopportare il peso degli uomini e delle stagioni.
L’agnellino divenne una pecora morbida e silenziosa, abituata a stare nel gregge, a non allontanarsi, a dire “sì, come preferisci” anche quando non preferiva affatto.
Un mattino d’autunno si ritrovarono sullo stesso sentiero. Si riconobbero subito, perché gli occhi ricordano ciò che il tempo tenta di cancellare, e per un momento, solo per un momento, tornarono a essere i due piccoli del prato: si dissero cose vere, riderono di una vecchia storia, si stupirono di quanto fosse facile stare insieme.
Fu proprio lì, in quel punto morbido, che si spaventarono.
L’asino pensò: ho un carro da tirare, non posso permettermi di cambiare. La pecora pensò: meglio non allontanarsi dal gregge, l’ultima volta l’ho pagato caro.
Nessuno dei due lo disse ad alta voce, ognuno si rinchiuse in se stesso rivestendo quel momento dolce con tutta la corazza che si era costruito in vent’anni -lui di fatica, lei di prudenza – finché non ci fu più spazio per nient’altro.
Si guardarono un’ultima volta. Non c’era rabbia, solo l’imbarazzo di chi aveva provato la stessa cosa e aveva scelto di non fidarsene.
Così si separarono tornando alle loro piccole vite, ognuno verso la propria strada di fatica e di paura, senza più voltarsi.
L’amicizia o l’amore non falliscono per mancanza di sentimento, ma per mancanza di coraggio. Se usiamo le ferite del passato come scusa per non rischiare nel presente, sceglieremo sempre la sicurezza della solitudine (o di un rapporto mediocre) rispetto al rischio di essere felici assieme.
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