Lo spunto della settimana
Componi una poesia che non contenga la parola "IO"
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È formalmente ineccepibile: ha le virgole al posto giusto, le metafore migliori, il sentimento dichiarato è amore o malinconia, o dolore.
Si legge facilmente, non inciampa mai, ma proprio mai.
Il problema non è che scriva male, il problema è che sembra scritto da nessun “umano”
Molti di questi testi nascono così: da una richiesta rapida, da un prompt generico, dall’idea che basti chiedere “una poesia d’amore malinconica” con qualche “istruzione” perché qualcosa di magico accada. E l’AI, naturalmente, risponde.
Il problema non è l’AI. Il problema è essere convinti che basti.
Cosa fa davvero l’AI
L’intelligenza artificiale generativa non inventa, non immagina, non crea. Riconosce pattern ( le istruzioni) , trova versi e parole, li ricombina in un enorme pentolone virtuale, per poi generare il testo più probabile secondo le istruzioni che le abbiamo dato.
È molto brava a… fare la cosa media, a darti sempre ragione, a fare cio che vuoi lei faccia.
Tutto fantastico vero? se solo possedesse quel pizzico di opinione personale, di “idea” non robotica. Purtroppo il testo che ti consegnerà sarà sempre generico, ma proprio sempre. In poesia avrai poesia una d’amore media. In letteratura, un racconto medio. In saggistica, un saggio medio. E la cosa media è esattamente cio’ che nessuno vuole leggere.
Ma allora, quando e utile?
E utile quando tu hai già qualcosa in mente, un’idea, un’immagine, una voce, e ti serve uno strumento per lavorarci sopra. Puoi usarla per mettere a fuoco un discorso, per vedere dove inciampa, per testare una direzione, correggere la grammatica.
Se invece le chiedi di fare tutto al posto tuo, ti restituisce ciò che ha… ovvero un testo medio( spesso mediocre) . E per chi scrive, restare nella media non è sufficiente.
Come si riconosce
I testi generati con AI hanno un andamento preciso.
Sono tutto e niente, ne sale ne pepe, non rischiano niente.
Le metafore sono giuste, mai troppo audaci, mai necessarie. Il ritmo è regolare, il tono è appropriato.
Funziona tutto ma non resta niente.
Manca la voce vera. Manca la scelta deliberata. Manca l’errore.
Manca, in sostanza, l’anima.
Tipo:
Ovviamente nessuno di questi elementi è una prova certa, ma quando compaiono tutti insieme dentro un testo perfettamente levigato, il sospetto ti viene.
Allora, cosa farsene di una Intelligenza generativa?
L’AI è un ausilio. Un aiuto. Un buon ausilio solo se usato bene.
Può aiutarti a rifinire, a vedere i punti ciechi, a uscire da una formulazione bloccata.
Non è uno strumento a cui delegare cio che hai da dire.
Puoi farlo, certo, ma il risultato sarà proporzionale a quello che c’hai messo tu.
Se parti da qualcosa di generico, otterrai qualcosa di generico.
Se parti da una direzione precisa, può aiutarti ad andare molto più lontano.
In soldoni:
La scrittura con AI funziona quando dietro c’è qualcuno che ha scelto, rischiato, sbagliato e corretto.
Puoi usarla con profitto e soddisfazione per scrivere meglio.
Ma non può delegare la decisioni a lei, non puoi farla scrivere al posto tuo.
Quella parte, per ora, è solo tua e resta solo tua.
Vuoi scoprite se un testo è stato generato da un AI?
Ecco alcuni software pensati per riconoscere i testi generati dall’AI. Alcuni esempi sono Detector IA di NoPlagio e ZeroGPT. Il loro funzionamento è piuttosto semplice: si incolla il testo “sospetto” nel box del rilevatore AI scelto, si avvia la scansione dello scritto cliccando sull’apposito pulsante e si attende il responso.
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