Scrivo e squarcio, parole come spade incidono la carne, liberando il sangue, Ne usciran farfalle diceva una mia zia, è dolce il ridere nel pianto quanto aspra è la poesia.
Beata questa zia :-), senza di lei, questa poesia per me non reggerebbe. Resterebbe un esercizio corretto ma intercambiabile, una di quelle poesie che potresti attribuire a chiunque senza che cambi nulla. Spade, sangue, carne, parole che feriscono: immagini già viste, già dette, già metabolizzate. È la zia che salva il testo, perché introduce una voce non poetica, rompe la posa e toglie solennità. In quel punto la poesia smette di spiegarsi e inizia ad accadere davvero, con quell’ironia storta che appartiene più alla vita che alla letteratura. Se devo essere sincera, la poesia vera è tutta lì, in quella frase tramandata, mentre il resto resta una cornice. Ed è proprio da lì, secondo me, che l’autore dovrebbe ripartire se vuole scrivere qualcosa che non sia solo riconoscibile, ma necessario. Benvenuto tra di noi 🙂
La poesia ha un’immagine centrale molto forte: la parola come lama, che incide e libera qualcosa di vivo. È una metafora intensa che cattura subito. L’idea che dal sangue possano uscire farfalle è potente: unisce dolore e trasformazione, ferita e bellezza. Potrebbe esplorare un po’ di più il “perché” del dolore: al momento è più un lampo che un quadro.
buonasera, la prima donna che ha utilizzato la metafora delle farfalle è Alda Merini, che in questo poesia chiamo zia, vedendo in lei un faro e un ispirazione. proprio da qui nasce il titolo ” tributo” .
5 Comments
Cristina
Beata questa zia :-), senza di lei, questa poesia per me non reggerebbe. Resterebbe un esercizio corretto ma intercambiabile, una di quelle poesie che potresti attribuire a chiunque senza che cambi nulla. Spade, sangue, carne, parole che feriscono: immagini già viste, già dette, già metabolizzate.
È la zia che salva il testo, perché introduce una voce non poetica, rompe la posa e toglie solennità. In quel punto la poesia smette di spiegarsi e inizia ad accadere davvero, con quell’ironia storta che appartiene più alla vita che alla letteratura.
Se devo essere sincera, la poesia vera è tutta lì, in quella frase tramandata, mentre il resto resta una cornice.
Ed è proprio da lì, secondo me, che l’autore dovrebbe ripartire se vuole scrivere qualcosa che non sia solo riconoscibile, ma necessario.
Benvenuto tra di noi 🙂
t. t .
ti ringrazio molto per il commento, sono felice di essere fra di voi 🙂 !
Ipazia
La poesia ha un’immagine centrale molto forte: la parola come lama, che incide e libera qualcosa di vivo.
È una metafora intensa che cattura subito.
L’idea che dal sangue possano uscire farfalle è potente: unisce dolore e trasformazione, ferita e bellezza.
Potrebbe esplorare un po’ di più il “perché” del dolore: al momento è più un lampo che un quadro.
t. t .
buonasera,
la prima donna che ha utilizzato la metafora delle farfalle è Alda Merini, che in questo poesia chiamo zia, vedendo in lei un faro e un ispirazione.
proprio da qui nasce il titolo ” tributo” .
vi ringrazio molto,
una buona serata
Cristina
Grazie per la precisazione. 🙂