Il vento ulula e strappa i miei capelli, sfocando la vista… ma non la visione sanguinante davanti a me.
Non è carne, non è corpo. È una coscienza feroce, selvaggia, emotivamente crudele.
Soffia e scalcia l’aria del cambiamento. L’ossigeno del cambiamento.
Dovrei gettarmi nella tempesta, respirare, ripetermi che il peggio è già passato.
Ma la paura brucia più della speranza.
Più della voglia di avanzare, di afferrare qualcosa che cambi senza farmi perdere ciò che ho.
Ciò che ho… ciò che mi tiene in piedi, fragile e vacillante, è solo il frutto dell’inganno che ho nutrito dentro di me.
Non sono forte. Non lo sono mai stata. Il coraggio che tanto lodavo rimane nascosto quando la mia pelle implora salvezza.
Mi sfregio le unghie, mi strappo i polpastrelli infiammati per arrampicarmi su un’esistenza crostosa, traballante come una montagna in frana… e io senza corde, senza sicurezza, senza protezione.
Le forze che idolatro come Dei, invisibili e silenziosi, mi hanno abbandonato. Tutta energia, morale, scintilla dello spirito spenta. O forse si sono stancati di rianimare un corpo caldo… senza anima.
Davanti a me, lande desolate e fertili. Cumuli di macerie pronti a cadere, pronte a seppellirmi.
E io ferma.
Perché non mi muovo?
Se conosco il mio declino, perché non afferro quella corda invisibile?
L’ultimo baluardo della mia salvezza, la pace che cerco di tessere da sola, il silenzio riparatore che nessuno può offrire.
Forse perché la vera perdita di coscienza va sentita sulla pelle, sulla carne lacerata.
Solo così non avrò scuse. Solo così potrò salvarmi davvero.
Per rinnovarmi devo morire.
Per morire devo essere cosciente di voler vivere.
Tutto è pesato. Tutto è bilanciato.
Adesso scelgo.
La bilancia è davanti a me.
E io… decido.




Mi è arrivata bene l’energia del testo e quella tensione tra paura e desiderio di cambiamento.
L’urgenza emotiva è evidente, palpabile, si sente, è solo un po…”esagerata”.
Il passo successivo, forse, è scegliere meno immagini e abitarle davvero, invece di attraversarne tante tutte insieme, lasciando il tempo al lettore di introiettare sensazioni, disagi, sentimenti.